Venezia 74 | Recensione: Our Souls At Night (Le nostre anime di notte)

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE (OUR SOULS AT NIGHT, U.S.A., 2017) di Ritesh Batra, con Robert Redford, Jane Fonda, Matthias Schoenaerts, Judy Greer, Bruce Dern. Drammatico. **

Bastano i due leoni? Possono bastare due vecchie glorie per salvare un film? Nella fattispecie, basta la meravigliosa coppia Redford-Fonda per far accettare un prodotto così? Di nuovo insieme dopo trentotto anni dall’ultimo incontro (Il cavaliere elettrico, ma prima ci sono stati La caccia e A piedi nudi nel parco), le due icone della New Hollywood si costruiscono su misura un film perfetto per il loro attuale status divistico.

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Tre i filoni di riferimento. Il primo è letterario: tratto dall’ultimo romanzo di Kent Haruf (piccolo caso editoriale anche in Italia), il film muove i passi da una struttura narrativa di per sé già forte, essendo il testo composto essenzialmente di dialoghi. E se da una parte rivendica la fidelizzazione col lettore, dall’altra sembra restare imprigionato nel concetto più banale di “trasposizione letteraria”, che la regia inesistente non sa emancipare né dall’illustrazione delle pagine né dall’effetto tipicamente da “teatro in scatola”.

Il secondo è, diciamo, industriale. Le nostre anime di notte è lo zenit del cinema geriatrico, sia per la nobile fonte letteraria all’origine sia per il coinvolgimento di due star non esattamente inflazionate agli occhi contemporanei e ancora capaci di irradiare la luce del cinema che fu. Ma è il momento di ammetterlo: i film su e con anziani americani si assomigliano un po’ tutti e difficilmente resta nella memoria qualcosa che non abbia a che fare con la stima, il rispetto e l’ammirazione dei talenti coinvolti.

Il terzo, collegato al precedente, è cinefilo. Aleggia abbastanza il fantasma di Sul lago dorato, il film grazie al quale Henry Fonda vinse l’unico Oscar competitivo della sua carriera (e Katharine Hepburn il quarto). Vuoi per la presenza del nipotino dirottato a casa della nonna per l’estate, vuoi per la stessa Jane così simile al babbo, il film prova ad esserne un po’ la versione contemporanea. Ma c’è un problema e non riguarda né Haruf né i due attori, che da par loro rimodulano il concetto di vecchiaia con eleganza, forza, passione.

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E il problema è Netflix, che distribuisce il film dopo il passaggio alla Mostra di Venezia, dove è stato presentato in omaggio ai Leoni alla carriera assegnati ai due protagonisti. Sul grande schermo, il film dimostra tutta la limitatezza di uno sguardo pensato per un tipo di un supporto più piccolo, domestico. Al di là del passo narrativo evidentemente televisivo, Le nostre anime di notte pare essere a disagio nel luogo che ha reso grandi i suoi abitanti.

Le luci smarmellate, il cattivo uso dei primi piani, la regia meccanica e le musiche invadenti ne fanno un classico esempio di tv movie senza infamia né lode, un prodotto commerciale studiato per determinati target, un’operazione nostalgica con due divi intramontabili. Ma, per quanto piacevole, questo non è gran cinema.

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