Venezia 74 | Recensione: Escobar – Il fascino del male (Loving Pablo)

LOVING PABLO (ESCOBAR, Spagna-Bulgaria, 2017) di Fernando León de Aranoa, con Javier Bardem, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard, Julieth Restrepo, David Ojalvo. Biografico drammatico gangster. * ½

Escobar, aredaje. Cos’altro si può dire a riguardo dopo Narcos, e, seppur in misura minore, anche dopo l’Escobar di Andrea Di Stefano con Benicio del Toro? È ovvio: la parabola di ascesa e declino del narcotrafficante è l’ultimo grande romanzo popolare e criminale della Colombia e forse dell’America latina, una storia talmente magmatica, complessa, unica da meritare più di una reinterpretazione.

Risultati immagini per escobar bardemIl problema di Loving Pablo è palese già dal titolo scelto per la distribuzione internazionale (che elimina metà del titolo del libro autobiografico alla base, ovvero Hating Escobar): raccontato dal punto di vista dell’amante giornalista e star televisiva, vuole essere filtrato dal suo sguardo prima innamorato e poi comunque innamorato ma consapevole del male. Benché non veicoli un messaggio a favore del protagonista, finisce per essere inevitabilmente una lettura non troppo critica e finanche ambigua dell’attività del boss che si fece politico per opporsi e al contempo manovrare il potere.

Fortemente voluto dalla coppia Bardem-Cruz, il film è costruito su misura per sfruttare il loro divismo matrimoniale e l’evidente alchimia che hanno sullo schermo. Assurdamente recitato in inglese a discapito della credibilità interna (perché in Colombia si dovrebbe parlare nella lingua degli yankees con estemporanee esclamazioni in spagnolo?), è un prodotto paratelevisivo ad uso e consumo di un pubblico superficiale, prima focalizzato nel territorio di un simpatico melodrammino sull’amore tra due personaggi antitetici e poi troppo patetico nel dipanare il dramma della giornalista cosciente di essere in un gioco più grande di lei.

Al servizio dei due divi, Fernando León de Aranoa gira senza impegno una cafonata romanzata e patinata che, pur proponendosi non di rado come un grande intrattenimento popolare, sceglie di adottare gli strumenti più ambigui per affrontare in modo non proprio fine una materia incandescente. Se Bardem lavora sull’ingrassamento volgare di un corpo sgraziato, Cruz gigioneggia come meglio può: entrambi sono vittime di parrucche imbarazzanti, che negano ulteriormente l’utilità di un film incapace di accordarsi al potenziale grottesco che le due figure, trasfigurate a tal punto dai due attori in fumetti pulp, avrebbero potuto esprimere.

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