Venezia 74 | Recensione: Madre! (mother!)

MADRE! (mother!, U.S.A., 2017) di Darren Aronosfky, con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Ed Harris, Domhnall Gleeson, Brian Gleeson, Kristen Wiig. Drammatico horror. *

Durante le due ore di Madre!, il corpo di Jennifer Lawrence subisce qualunque tipo di crudeltà e stupidità. Il titolo ce lo dice chiaramente: il cuore (è il caso di dirlo) è il corpo della madre, una ragazza ingravidata dal più maturo compagno, uno scrittore in crisi che riesce ad inseminarla dopo un lungo periodo di astinenza. Lei è la sua ispirazione, riconquistata dopo il tragicomico blitz di un fan in fin di vita, accompagnato dalla moglie che è anche la madre castrante di un secondogenito oppresso dall’immagine del fratello maggiore.

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Fondamentalmente strutturato – ma con un notevole sforzo di sintesi da parte di chi scrive – in due parti con epilogo, il film cerca nel rispecchiamento la logica che gli manca, seminando per strada le tracce di una comprensione veicolata dall’esistenza di passaggi accessibili nell’ottica di una concatenazione dialettica tra le parti del racconto.

Ma il vero cuore del racconto – e se s’insiste su quest’immagine un motivo c’è – non è la donna: al contrario, è l’uomo, lo scrittore o il poeta secondo le definizioni dei fanatici ammiratori, il perno della narrazione, un ego ipertrofico che ha bisogno di un sostegno per plasmare il proprio talento represso. Egli agisce in modo del tutto insensato, sfrutta la pazienza della compagna per omaggiare il proprio narcisismo, sceglie la fama pubblica, pubblicitaria e pubblicizzata a discapito del privato colto nel suo momento di massima espressione: il mettere al mondo un figlio.

Ovviamente trattasi di metafora, perché il figlio sgravato dalla martoriata ragazza non appartiene a colei che l’ha generato ma a coloro che se ne appropriano, come un romanzo scritto secondo certe indicazioni emotive e fruito in un modo totalmente opposto a ciò che era stato preventivato. Ma di metafora in metafora l’allegoria non regge il peso della spericolata ambizione di Darren Aronofsky, che impiega la sua biografia per lasciar decriptare allo spettatore malizioso il senso di una storia fondata su supposte connessioni con la realtà.

A confermare la tesi che il corpo della donna sia solo oggetto di una speculazione su di sé, basta vedere quanto sia centrale l’uomo, cioè il creatore (uno scrittore, un poeta, quindi un regista), e giustificato il suo comportamento ostaggio delle follie altrui, e come il sacrificio finale lo coinvolga solo su un piano fattuale, dalla distruzione del feticcio simbolo di rinascita alla salvezza personale a discapito della presunta amata con una supercazzola incredibile («Io sono io, tu sei tu… tu sei la casa»).

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Tuttavia il problema non è etico o morale. Il problema di Madre! è la sua spudorata presunzione, che non sarebbe un guaio se sapesse farla confluire nel canale di un’ambizione al servizio della narrazione pur scriteriata. È l’insostenibile tedio di una costruzione basata sull’accumulo di elementi incapaci di esprimere il grottesco preventivato, trionfante nell’interminabile barricata domestica a metà tra un rave e una guerra.

Ed è un peccato che un tale impegno formale (difficile non elogiare la cura e la perizia dell’apparato sonoro) sia finalizzato ad un’operazione così imbarazzante, in cui il coinvolgimento dello spettatore è legato all’immersione fisica in un mondo nel quale, più che perturbati, si resta profondamente infastiditi per quante inutilità e banalità siano nascoste sotto la barocca ostentazione di un talento incontrollato.

Un pensiero riguardo “Venezia 74 | Recensione: Madre! (mother!)

  1. […] E così The Wrestler, inaspettato Leone del 2008, a tutt’oggi il miglior esito – nonché sdoganamento presso il mainstream – di Darren Aronofsky, un regista probabilmente sopravvalutato tuttavia capace di scatenare polemiche spudorate e partigianerie d’altri tempi, tutt’altro che organico al sistema se non nella misura in cui s’impone quale sovvertitore, che a Venezia 2017 ha fatto rovinare amicizie per colpa di Madre!. […]

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