Recensione: Dove non ho mai abitato

DOVE NON HO MAI ABITATO (Italia, 2017) di Paolo Franchi, con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti, Giulia Michelini, Fausto Cabra, Naike Rivelli, Jean-Pierre Lorit, Valentina Cervi. Mélo. *** ½

Pensavamo di averlo perso per strada, Paolo Franchi, i cui due ultimi film non sembravano corrispondere alle belle impressioni del suo ormai lontano esordio, La spettatrice. E invece ecco che lo ritroviamo, sin dall’incipit, ad osservare spazi che negano la superficialità suggerita da quegli stessi luoghi: Torino, un aeroporto, un salotto.

Risultati immagini per dove non ho mai abitato

Nella città – a parte Roma – forse più vista ed inflazionata nell’audiovisivo italiano degli ultimi anni, Franchi trova il terreno per coltivare la sua vocazione melodrammatica e, con un coraggio oggi davvero controcorrente, sceglie di raccontare la borghesia, il ceto sociale non solo meno simpatico ma anche il più legato ad una tradizione cinematografica che inevitabilmente torna alla mente di fronte a Dove non ho mai abitato.

Dietro quello che è l’esito finora più maturo e completo della filmografia di Franchi, ci sono le consapevolezze di chi ha mediato e ripensato le lezioni del passato in una personale cifra autoriale. Inutile citarle, ognuno ci trovi ciò che crede. Fondamentale però convocare Giorgio Gaslini, “artista ed amico” come citato sui titoli di coda: è il tessuto jazzistico di questo grande musicista già impiegato da Antonioni a dare il ritmo del racconto.

I suoni di Parete nord ovest determinano le atmosfere di questo dramma in interni austeri, eleganti, minimalisti: cellule di un’antica adesione a riti di una classe identificata con la città sopra alla quale si elevava; oppure luoghi colti in un divenire progettuale, concepiti come se non fossero abitazioni, con vetrate tanto grandi da accogliere la luce esterna che possa illuminare attraverso un filtro protettivo; o case nell’ignoto spazio profondo, dove mai abiteranno gli architetti.

E jazz (anzi: “giasss”) ascolta Giulio Brogi, architetto ottantaquattrenne la cui rottura del femore costringe la figlia negletta a restare in città, dopo vent’anni trascorsi a Parigi, patria della mamma e nido della sua nuova famiglia alto borghese. Lei è Emmanuelle Devos, che ha avuto genitori troppo importanti per potersi ritagliare uno spazio nel mondo dell’architettura, preferendo la fuga con un finanziere fedele ma opaco.

Non ci si abitua subito alla sua recitazione in italiano incidentato, ma a poco a poco si capisce il cecoviano straniamento di questa parlata faticosa ben accordata ad una camminata goffa ed elegante al contempo: e allora Devos vola nei panni di una donna che decide di dare retta alle ragioni del cuore, schiacciata dal moloch del padre e dalle ritualità borghesi.

Risultati immagini per dove non ho mai abitato

S’intona all’esplosione del suo desiderio l’architetto Fabrizio Gifuni, il figlio mancato di Brogi, il corpo più banalmente contemporaneo in transito nel film: senza legami fissi, provvisorio infinito, lavoro ad altissimi livelli per coprire le mancanze intime da ricercare nei rapporti più stretti, vite circostanti da invidiare con malinconia. L’amore tra questi due cinquantenni è un blues all’alba, oppure il My Funny Valentine ascoltato da Brogi, involontario demiurgo della passione che stabilisce, dall’alto, le regole del gioco.

E a coronare il reparto musicale c’è il ritorno in grande stile di Pino Donaggio, che batte il tempo del potenziale thriller che alberga nei protagonisti: ma cosa c’è di più feroce di un amore che deve rinunciare a se stesso? Con le splendide luci di Fabio Cianchetti, Franchi ha l’eroismo di fare un vero film d’amore: un melodramma morbido e geometrico che infine si rivela per quel che è, una crudele e spietata trenodia ai giorni più dolci che negli ultimi minuti, con il décor e gli oggetti feticci del genere (le lettere, le finestre, le scale…), raggiunge vette straordinariamente struggenti.

Un pensiero riguardo “Recensione: Dove non ho mai abitato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...