Recensione: La battaglia dei sessi

LA BATTAGLIA DEI SESSI (BATTLE OF THE SEXES, U.S.A.-G.B., 2017) di Jonathan Dayton e Valerie Faris, con Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman, Elisabeth Shue, Alan Cumming, Natalie Morales, Austin Stowell. Biografico commedia. ***

Joy, Julie & Julia, Saving Mr. Banks, The Founder. Quattro esempi ma se ne potrebbero citare altri. Adesso, La battaglia dei sessi: possiamo parlare di cinema neonostalgico? All’interno del transgenere del biopic, questi film agiscono su due livelli: rievocano un episodio del passato per interrogare il presente; celebrano una purezza perduta anche quando gli eventi e i personaggi presentano criticità, esaltando il meglio dell’azione per onorare il risultato finale.

Risultati immagini per battle of THE sexes movie

Fatalmente, dietro la narrazione della battaglia femminista della tennista Billie Jean King, c’è l’osservazione dell’America gretta e maschilista incarnata dalla presidenza Trump. E la lettura si fa perfino incalzante nei giorni dello scandalo Weinstein, dacché lo sdegno collettivo causato dalle malefatte del produttore molestatore ha innescato un dibattito attorno al ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro.

Così, dietro alle dichiarazioni indifendibili di Bobby Riggs, l’ex tennista cinquantenne che sfida la campionessa King per dimostrare la superiorità maschile nel gioco quindi nella vita, si intravede il rigurgito maschilista di una nazione guidata da un presidente dal pensiero non troppo dissimile da quello di Riggs. Ma, complice la recitazione del grande Steve Carrel, il personaggio è francamente simpatico anche quando dice bestialità O si presta beato al circo mediatico.

Non è un problema, perché perfino a lui è destinato un lieto fine. In questo senso, La battaglia dei sessi racconta una storia didattica, prendendo Riggs come simbolo di una cultura retrograda ma non insalvabile. Non a caso, del contraltare King viene evidenziata la conflittualità interiore dominata dall’omosessualità improvvisamente scoperta e dalle rivendicazioni dovute alle parità di genere. Elementi che avvalorano la tesi educativa, specie considerando i contraccolpi con la contemporaneità.

Ma dov’è la nostalgia? Il titolo del film era lo stesso della diretta televisiva della gara tra Riggs e Kings, trasmessa dall’ABC il 20 settembre 1973 di fronte a milioni di spettatori. La data è importante: qualche giorno dopo il golpe cileno, un attimo prima della definitiva esplosione dello scandalo Watergate. Questa partita, insomma, rappresenta molte cose: un momento di evasione, uno scontro politico, uno spettacolo popolare.

Al terzo film in undici anni, i due registi continuano a ripensare e contaminare moloch americani, dopo l’on the road familiare indie Little Miss Sunshine e le inquietudini del coming of age dentro il metaromanzo Ruby Spark. Qui si misurano con la commedia politica di costume e lo sport, suggerendo la prospettiva muscolare che la lotta politica ha adottato seguendo le logiche della competizione sportiva. Ma la nostalgia dov’è?

Risultati immagini per battle of sexes movie

Né più né meno alla stregua dei film citati in apertura, La battaglia dei sessi è prima di tutto una storia dentro la società dello spettacolo americano. Dai fastosi ingressi in campo ai costumi pop, tutto in questo film ci ricorda che that’s entertainment!. Meglio ancora: tutto è televisione, con la sceneggiatura scritta – guarda caso – dall’autore di The Milionaire. E la nostalgia si trova nel ricordo di una stagione filtrata dallo sguardo dei mass media.

La stessa fotografia sceglie un approccio volutamente retrò, finanche non realistico: e non stupisce che sia di Linus Sandgren, già dop di Joy e La La Land. E sull’immagine lavora Emma Stone, che peraltro individua nei capelli posticci l’elemento per raccontare le altalene emotive della campionessa. Capisce di dover unire l’umanità della donna al simbolismo della figura, la fragilità alla fierezza, ponendosi come il cardine di questo ultimo esemplare di feel good movie.

Guardandosi indietro, questi film cercano di trovare le risposte alle domande del presente, annullando il perturbante (cosa che non capitava nell’antesignano Quiz Show) nella visione idealizzata di un passato comunque migliore anche quando non era affatto così, in ogni caso sofisticato, depurato, revisionato. Le lacrime finali della Stone e lo sbigottimento di Carrel, infatti, sono solo i preamboli delle vite riferite sui titoli di coda.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...