35° Torino Film Festival | Recensione: The Disaster Artist

THE DISASTER ARTIST (U.S.A., 2017) di James Franco, con James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Josh Hutcherson, Alison Brie, Ari Graynor, Zac Efron, Jacki Weaver, Hannibal Bures, Sharon Stone, Megan Mullaly, Melanie Griffith, Kate Upton, Judd Apatow. Biografico commedia. ****

Chi c’è dietro The Room, il film di culto del 2003 considerato tra i più brutti mai girati? Lo stesso che c’è anche davanti, cioè Tommy Wiseau, uno squinternato ed entusiasta artista – o presunto tale – dalle origini misteriose, nonostante la goffa convinzione di farsi credere un ventenne di New Orleans a dispetto di accento incoerente ed aspetto più maturo.

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The Disaster Artist oppure: chi è e chi si crede di essere questo personaggio al di là del bene e del male, attraverso il suo rapporto con Greg Sestero, aspirante attore conosciuto ad un corso di recitazione. Storia di una strana amicizia, volendo perfino una love story impossibile, coronata dalla realizzazione di The Room, scritto e diretto da Wiseau ispirandosi alla propria biografia.

Biopic nel biopic, insomma, che sovverte le regole del (non-)genere combinando più registri nell’ideologia della commedia demenziale degli anni zero. Oltre ad essere una biografia, è anche un autoritratto: è il tourning point della carriera eclettica, bulimica, schizofrenica, debordante di James Franco.

In superficie, il delirio egotico di un visionario fuori di senno, raccontato con l’affetto che si deve ai mitomani fatalmente destinati alla sconfitta, con gli applausi finali a mal celare la definitiva incomprensione di un mediocre convinto davvero di essere un auteur, abitante di un mondo parallelo inaccessibile ai raziocinanti incapaci di compassione.

In profondità, l’autoanalisi per mezzo di una vita altrui del corpo divistico di Franco, mascherato con lunghi capelli neri e letteralmente quanto metaforicamente denudato sul set del film nel film. Riflesso nell’interpretazione del fratello Dave nel ruolo di Greg, quasi una sua ipotesi giovanile, resa esplicita dall’evocazione di James Dean, a cui Greg è accostato ma anche il primo successo della carriera di James.

Opera politica che individua nello storytelling il cuore del problema: nella narrazione da lui annunciata e poi esercitata dai fan, Wiseau diventa sacerdote del culto dei mediocri. Alfiere degli sconfitti senza amore, di chi pone la fantasia al poter per espiare dolori impossibili da esplicitare. E dunque beneamato da chi ce l’ha fatta (la parata di divi in camei o piccole parti, le interviste iniziali), che non lo teme ma ne ammira il coraggio.

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Opera teorica, che replica The Room con stupefacente cura, dando un nuovo senso, goliardico quanto serissimo, al procedimento già adottato da Gus van Sant con Psycho: un atto d’amore, che dichiara comunque rispetto nei confronti dell’opera di un ingegno. Sul mestiere dell’attore: «ogni giorno sul set è comunque meglio di quello che fanno gli altri» come dice Jacki Weaver, portaparola di Franco stesso.

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