35° Torino Film Festival | Recensione: I segreti di Wind River

WIND RIVER (U.S.A.-G.B.-Canada, 2017) di Taylor Sheridan, con Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, John Bernthal, Kelsey Chow, Julia Jones, Gil Birmingham, Graham Greene, Martin Sensmeier, Eric Lange. Thriller. *** ½

Non tutte le ferite si rimarginano. Qualcuna continua a sanguinare, e non potrebbe essere altrimenti. Il sangue è subdolo, non si espone, scorre gelido nelle vene e si coagula nel corpo fino a far esplodere i polmoni, come quando fuori fa freddo. Oppure si palese in tutta la sua violenza, macchiando la neve che cade senza tregua sulle desolate alture del Wyoming.

Il sangue e il freddo, la morte e la neve: Wind River si erige su queste evidenze, facendo incontrare il dolore di un cacciatore di predatori (fantastico Jeremy Renner) che ha perduto la figlia con il corpo esamine di una ragazza probabilmente sfuggita ai suoi stupratori. Tutto avviene nei pressi di una riserva indiana, abitata da nativi o meticci e circondata dalla presenza di altri predatori, che dopo aver usurpato la terra ne sfruttano le risorse con cinismo.

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Al terzo capitolo della sua ideale trilogia della frontiera (dopo Sicario e Hell or High Water), Taylor Sheridan ripensa il thriller per costruire un’indagine teorica e tormentata dentro un’altra feroce e geometrica: le riserve indiane come grandi rimozioni della nazione, terre di nessuno dove la legge è un concetto legato alle circostanze locali, banchi di prova del distacco psicologico, sociale, politico tra centro e periferia.

La frontiera è qui anche un’immagine liminare, resa palese dal cartello di accesso alla località, ma soprattutto dall’adattamento al clima, ai costumi, alle usanze, ai metodi di una zona spiritualmente inaccessibile a chi arriva da fuori. Un thriller geografico e spaziale, tutto fondato proprio sulla differenza tra nativi e predatori, con i secondi destinati a soccombere anche per ragioni ambientali, che qui si rivelano naturalmente inesorabili. Come il dirompente flashback che svela un altro rimosso, dentro la grande rimozione, e dentro il palpitante duello finale.

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