Recensione: Sono tornato

SONO TORNATO (Italia, 2018) di Luca Miniero, con Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Ariella Reggio, Eleonora Belcamino, Massimo De Lorenzo, Giancarlo Ratti, Daniela Airoldi, Guglielmo Favilla. Fantastico commedia. **

Da qualche anno, quando si avvicinano le elezioni politiche, siamo stati abituati al film elettorale. C’è sempre stato, nessuno ha inventato niente, ma il filone si è fatto esplicito in almeno due occasioni. Nel 2006, tutti eravamo convinti che Il caimano fosse la soluzione finale contro Berlusconi: tenerelli, ci siamo accorti più tardi che Nanni Moretti aveva presagito qualcosa che andava al di là di una competizione elettorale. Nel 2013, Viva la libertà chiosava da sinistra la schizofrenia, lo smarrimento, la crisi totale della sinistra, risultata poi non-vincente e uscita devastata da cinque anni di governo.

Risultati immagini per sono tornato film

Oggi, Sono tornato arriva dopo altri tre film che, in un modo o nell’altro, respirano l’aria del momento con indiscutibile abilità, al di là dei risultati: parliamo di Come un gatto in tangenziale, Il vegetale, Made in Italy. Per ragioni fin troppo ovvie, Sono tornato si staglia tra tutti con la stazza inconfondibile del Duce, interrogando la nostra capacità di leggere davvero l’umore di un popolo in un’epoca di post-politica, in cui (il fantasma di) Benito Mussolini è tornato ad essere centrale nella narrazione di un Paese senza memoria.

Riprendendo paro paro il tedesco Lui è tornato, Luca Miniero capisce bene che l’approccio degli italiani al loro vecchio dittatore è ben diverso rispetto a quello dei tedeschi nei confronti di Hitler. Lo sappiamo: la figura di Mussolini è stata, negli anni, oggetto di un continuo revisionismo, avvalorato dall’intramontabile alibi dell’unico errore di essersi alleato con il Fuhrer e dal confronto con i politici della Repubblica giudicati inadeguati, ladri, intrallazzatori, addirittura più criminali di uno che criminale lo era davvero.

Schiantato sulla Porta Magica di Piazza Vittorio settantadue anni dopo la morte, Mussolini, dopo l’iniziale disorientamento (strepitoso il mancamento quando sente “Piazza Matteotti”), s’imbatte in un giovane aspirante documentarista che trova in lui il soggetto ideale per un progetto audiovisivo. I due viaggiano lungo l’Italia, “scoprendo” un popolo nostalgicamente confuso o confusamente nostalgico, semplicista ed arrabbiato, disposto ad essere forte coi deboli perché, sì, «ci vorrebbe una rivoluzione!», ma anche «una dittatura libera con uno massimo due partiti», e sicuramente non la settimana prossima «che mi si sposa la figliola».

Miniero ha strutturato il film come un mockumentary e, approfittando della poca riconoscibilità di Massimo Popolizio, lo ha fatto girare per le strade, incontrando gente desiderosa di un selfie con un morto mai così vivo. Il corpo dell’attore viene salutato da molti con saluti romani – e hai voglia a promulgare leggi Fiano, a ribadire il divieto dell’apologia fascista eccetera – e va ad incarnare un’illusione alla quale troppi sono disponibili a credere di nuovo: la più plastica personificazione del padre della patria che quando c’era lui tutto andava bene. Solo qualcuno lo rincorre col fucile, prova a discutere, ricorda il nonno partigiano.

Ovvio che questi frammenti strappati alla realtà siano i più agghiaccianti. E non tanto perché all’improvviso scopriamo che questo Paese è effettivamente tendente al fascismo («Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani»), ma perché la maggior parte dei coinvolti non si vergogna di apparire dicendo, facendo, rimpiangendo cose aberranti (la sciura che vuole sopprimere gli immigrati, per esempio). E questa dimensione post-documentaristica deflagra nel finale, davvero di inquietante efficacia.

«Pare Bisio!» dice qualcuno che lo vede per strada: ma Popolizio è francamente perfetto, in un inatteso ingresso nel mainstream in pompa magna con un’interpretazione difficilissima, mai empatica né grossolana. Putroppo è stranamente malservito dal copione di Miniero e Nicola Guaglianone, che gli mettono in bocca un celebre repertorio di frasi non sempre adatto ad emancipare il personaggio come lo vede il pubblico (un comico che, come i veri satirici, dice ciò che nessuno ha il coraggio di dire) dalla persona che lui è (un dittatore narcisista, egotico, criminale).

Non a caso si percepisce veramente il Duce spogliato della sua iconografia durante l’incontro con l’anziana signora, in cui, infatti, non dice una parola e la Storia chiede il conto all’ignoranza. E forse pure quando si appassiona a L’italiano di Toto Cutugno, suggerendo un fil rouge mai interrotto con la pancia del Paese (nonostante il «partigiano come presidente»).

Risultati immagini per sono tornato film

Sono tornato non funziona nella parte spettacolare, con un discorso attorno alla televisione (espansa: video, social, share) banalissimo, mai davvero problematico se non sulla superficie del malessere di chi non ha rinunciato all’esercizio del buon senso, dell’intelligenza, della memoria. Nel giro di interviste ed ospitate (va, tra gli altri, da Alessandro Cattelan e Enrico Mentana), il film svela la sua natura aneddotica, faticosamente alla ricerca di una compattezza narrativa che dia un vero senso ad un’operazione che si era presentata con un approccio meno moralista.

E se è vero che il motivo per cui il popolo – o il pubblico – si disaffeziona al mito ritrovato è incredibilmente realistico, è altrettanto attendibile la ragione per cui si fa impalmare nuovamente: in questo senso è interessante vedere quanto questo film si riveli un piccolo saggio for dummies sulla televisione come mezzo di propaganda. Ma, come dice Frank Matano (buona spalla), l’hanno «già fatto».

Un pensiero riguardo “Recensione: Sono tornato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...