Recensione: Reset – Storia di una creazione

RESET – STORIA DI UNA CREAZIONE (RELÈVE, Francia, 2015) di Thierry Demaiziére, Alban Teurlai, con Benjamin Millepied. Documentario. *** ½

Assurto alla celebrità mondiale anche presso i non addetti ai lavori grazie al lavoro ne Il cigno nero (sul cui set galeotto conobbe l’attuale moglie, Natalie Portman), il coreografo francese Benjamin Millepied è il protagonista di Reset, che racconta il suo debutto come direttore dell’Opèra di Parigi. Chiamato al ruolo in virtù del suo talento rivoluzionario nella concezione dell’arte-danza classica nel panorama contemporaneo, lo cogliamo nei quaranta giorni che precedono la sera dell’esordio.

Poiché c’è poco tempo, sembra quasi che il film capisca da subito quanto sia necessario se non indispensabile accordare il proprio ritmo a quello interiore del coreografo: sincopato, come l’incalzante partitura musicale di Nico Muhly scelta per la prima; scatenato, come i pensieri che scientemente esplodono dalla visionarietà di un artista che, dopo aver girato il mondo, torna a casa quasi come fosse un esame di maturità; incombente, perché i giorni passano e sprecano tempo dietro a lentezze burocratiche.

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Nel raccontare una piccola epopea collettiva sulla creazione di un atto artistico, Reset si immola al ritratto individuale del creatore. I registi lo pedinano con discrezione – lo si capisce quando, al telefono con la moglie nell’unico momento di privacy, riescono a carpirne l’umana tenerezza – nel suo posto di lavoro, capendo come la sua capacità di esercitare potere abbia a che fare con un carisma del tutto peculiare, dove collimano l’irresistibile fascino del cosmopolita rimasto francese, la severità pretesa da chi può esigerla, l’ambizione vicina al perfezionismo.

Arrivato da noi con un certo ritardo, il film non mette ovviamente in scena l’abbandono dell’incarico, avvenuto nel 2016. Un po’ si avverte l’inevitabile incapacità di dialogare con i rappresentanti delle istituzioni, sottolineando in qualche modo l’inadeguatezza politica del visionario artista-creatore. Ma il fatto che Reset si chiuda con la messinscena del balletto in pompa magna è una testimonianza di un creatore di immagini, esperienze, emozioni che proprio nel titolo dell’opera trovano un manifesto davvero politico: Clear, Loud, Bright, Forward.

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