Gennaio/marzo 2018 | Cosa ho visto (Riepilogo)

L’anno è lungo e i film sono tanti forse troppi. Siccome l’oblio è una facoltà attiva, cerchiamo di ricordarci cosa abbiamo visto in questi primi mesi del 2018. Qui potete trovare un riepilogo, in ordine alfabetico, dei film che ho visto tra quelli usciti nelle sale italiane dall’inizio di gennaio alla fine di marzo. Spero di recuperare film che per varie ragioni ho perso, come Corpo e animaDark Night, Cinema novo e le uscite di questa settimana che non vedrò prima della prossima, da Tonya a Ready Player One fino a Contromano e Io c’è. Prima dell’estate ne farò un altro, e un altro ancora tra l’autunno e l’inverno. Buona visione!

(cliccando sui titoli potete trovare le recensioni)

 

A casa tutti bene di Gabriele MuccinoVoto: 5 ½

Nozze d’oro di mamma e papà: tutti ad Ischia. Grande ritorno dello scannatoio borghese e familiare totalmente mucciniano: grandi gruppi, grandi amori, grandi bugie, grandi tavolate, grandi litigate, grandi urla. Eppure un grande giro a vuoto che non sa andare oltre la superficie del citazionismo, il cannibalismo del passato, la claustrofobia di un cinema uguale a se stesso.

 

All These Sleepless Nights di Michal MarczakVoto: 7

Varsavia, l’estate dei vent’anni di due studenti di arte che rimbalzano da una festa all’altra per mettere alla prova l’istinto di sopravvivenza dei loro corpi giovani e fragili. Poi c’è l’alba. Puro cinema del reale: Marczak sta addosso ai ragazzi e alla narrazione magnaticama ed elettronica della loro giovinezza disordinata. Romanzo notturno immersivo e fluttuante, allucinato e autentico, un po’ programmatico.

 

Un amore sopra le righe di Nicolas Bedos. Voto: 8

Quarantacinque anni del love affair tra uno scrittore e la sua musa. La storia di come si scrivono le storie. La vita è un romanzo: autobiografia (altrui) di un amore (forse) senza fine. Dimensione teatrale, struttura romanzesca: quattordici capitoli e un epilogo che giocano con le mode e i cliché delle epoche, muovendosi tra la commedia e il melodramma con vivacità e malizia.

 

Benedetta follia di Carlo VerdoneVoto: 6 ½

La moglie lo lascia per una donna, lui assume una burina come commessa del suo negozio di articoli sacri. Come sempre, Verdone parte da personaggi difettosi, ipotesi di storie, malinconie congenite; e in una Roma estiva e pigra trova gli spazi per una stravagante derivazione del rapporto padre/figlia, accumulando gags e consapevolezze sul tempo che passa.

 

Black Panther di Ryan CooglerVoto: 6

Guerra per il trono di Wakanda, piccolo e contraddittorio stato africano che vive grazie al prezioso vibranio. Trionfo commerciale per un cinecomics che sta alla comunità black come Wonder Woman stava alle donne: discorso profondamente americano su come essere oggi neri (e donne, che qui combattono più dei maschi), un tantino sopravvalutato per incidenze politiche ma comunque godibile.

 

Chiamami col tuo nome di Luca GuadagninoVoto: 10

È l’estate del 1983, Elio ha diciassette anni e all’improvviso si accorge di provare qualcosa per Oliver, allievo del padre professore. Una sinfonia campestre e sensuale di momenti dentro una storia fondata sull’accumulo di sensazioni, un mélo archeologico, geografico, politico, anatomico, soprattutto romantico. Capolavoro struggente, finale indimenticabile. (qui un approfondimento per Minima & Moralia)

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The Disaster Artist di James FrancoVoto: 8

Come si ebbe il coraggio di realizzare The Room, tra i più brutti film della storia. Autoritratto del debordante Franco attraverso la biografia del folle Tommy Wiseau: biopic nel biopic che sovverte le regole del (non-)genere con l’ideologia della commedia demenziale degli anni zero, delirio egotico di un visionario senza visione, opera politica sulla potenza dello storytelling, ode ai mediocri.

 

Downsizing – Vivere alla grande di Alexander PayneVoto: 5

Rimpicciolire la specie umana per salvare il pianeta dalla catastrofe ambientale. La montagna della distopia liberal partorisce il topolino della favoletta, e Payne, incapsulato nella sua curiosa idea, sembra non saper gestire la science fiction umana e politica. Narrazione squilibrata che passa dal grottesco al new age e svela subito l’impalcatura teorica della sua angosciante satira.

 

2 gran figli di… di Lawrence SherVoto: 3

Erano gli anni settanta, e la mamma non ha mai saputo chi fosse il vero padre dei suoi gemelli. Ancora una volta, la commediaccia americana fa i conti con la ricerca di una latitante figura paterna. Lo spunto non sarebbe neppure male, ma è lo svolgimento ad essere soprattutto di una banalità tale da non suscitare quasi mai una vera risata, galleggiando addirittura sul filo del buonismo generalista.

 

Ella & John – The Leisure Seeker di Paolo VirzìVoto: 7-

Anziani e malati, si mettono in viaggio lungo e dentro l’America profonda. Come molti registi europei prima di lui, Virzì si misura con il road movie, scoprendo la nazione assieme ai personaggi. Trasparente, limpido, lineare, spiritoso commovente a costo della banalità e dell’insipienza, ma è il modo con cui il regista si accredita all’estero come abile “director” e non autore.

 

EX LIBRIS: New York Public Library di Frederick WisemanVoto: 9

Vite attorno e dentro la biblioteca pubblica di NY. Non temiate la durata di tre ore: tutto è necessario in questo immenso mosaico di esperienze, preziosi episodi che compongono un’opera monumentale incaricata a descrivere il diritto all’istruzione, il dovere della condivisione, la fiducia nel progresso tecnologico, il vivere civile in una metropoli stratificata.

 

Fabrizio De André – Principe libero di Luca FacchiniVoto: 6

Vita dell’immortale cantautore. Passato in sala come evento speciale per due giorni, trasmesso in tv dopo Sanremo. Retto sulla mimetica performance dell’eccellente Luca Marinelli, ha tutti i difetti e tutti i pregi delle biografie di Raiuno: agiografica ma didattica, convenzionale ma appassionata. Forse avrebbe giovata della presenza più defilata di Dori Ghezzi.

 

Figlia mia di Laura BispuriVoto: 5

La mamma naturale è una spostata ninfomane e derelitta; la mamma acquisita è una morigerata ed ansiosa operaia; la bambina, cresciuta con la seconda, è attratta dalla prima. In una Sardegna solare, arida, marittima, parabola dalla manifesta impalcatura teorica colma di facili simbolismi e manierismi da cinema d’autore, debole nell’emanciparsi dai limiti del suo immaginario.

 

Il filo nascosto di Paul Thomas AndersonVoto: 10

Nella Londra degli anni cinquanta, un celebre e maturo stilista si scontra con le conseguenze dell’amore. Un trattato sull’epica del dettaglio segreto eppure visibile, sulla manipolazione di un nevrotico ossessionato da se stesso e dall’alma (ovvero l’anima) che lo interroga sui fantasmi delle sue ossessioni. Impressionante trio d’attori. Capolavoro gigantesco, straziante, titanico.

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Final Portrait di Stanley TucciVoto: 7

Il pittore Giacometti chiede allo scrittore Lord di posare per un ritratto. Prevista per un solo pomeriggio, la seduta sembra non finire mai. Giocosa novella autunnale, un po’ retrò se non vagamente fuori moda, con un’attenzione al dettaglio, al particolare, alla sfumatura che ha come contraltare la prova istrionica di Geoffrey Rush. E poi: un documentario sul volto di Armie Hammer.

 

La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo del ToroVoto: 8

America, guerra fredda. La muta donna delle pulizie di un laboratorio governativo s’innamora di una misteriosa creatura. Ode al cinema visto, amato, rimasticato: un buffet di madeleine infantili, un caleidoscopio di emozioni filtrate attraverso gli schermi, un collage che ritaglia pezzi di immaginario collettivo americano per costruire un tempio in gloria del passato.

 

Foxtrot di Samuel MaozVoto: 8

Quello che accade ai genitori quando comunicano che il figlio soldato è morto. Strutturato secondo lo schema della danza: quattro tempi per tornare al punto di partenza. Tragedia in due atti con epilogo, che rifiuta il realismo per prendere la via del grottesco verso un discorso chiaramente allegorico e senza rinunciare al sarcasmo. Discorso sugli spazi: case, container, non-luoghi.

 

Il giustiziere della notte di Eli RothVoto: 5

Gli ammazzano la moglie, gli stuprano la figlia, e così un mite medico diventa vendicatore degli oppressi. Remake di un vecchio cult che trova terreno fertile nelle contraddizioni contemporanee sull’uso delle armi e nella sfiducia nelle istituzioni da parte della middle class. Interessante il discorso sulla violenza come evento mediatico, ma di un’ambiguità pari solo alla superficialità paracula.

 

Hannah di Andrea PallaoroVoto: 7

Pedinamento di una donna il cui marito è accusato di un crimine indicibile. Per novantacinque minuti sempre in scena, Charlotte Rampling, all’apice della sua maturità espressiva, è il film stesso: uno stato d’animo, un’evanescenza corporea, lo smarrimento ectoplasmatico in spazi indefinibili, i crudeli segni del tempo su un corpo che si fa contenitore di un’anima ferita a morte. Inospitale e respingente.

 

Hostiles – Ostili di Scott CooperVoto: 7

Ufficiale deve accompagnare un morente capo indiano nella sua riserva natia. Incontra una donna a cui i nativi hanno ucciso marito e figli. Nei grandi spazi esaltati dallo sguardo laconico del regista, un puro western della vecchia scuola newhollywoodiana che parla al presente delle intolleranze razziali. Riflessione sulla violenza come fondamento nazionale, un po’ schematica ma lucidissima.

 

Lady Bird di Greta GerwigVoto: 7

È l’ultimo anno di scuola e Sacramento è troppo piccola per le ambizioni senza nome di una ragazza che si fa chiamare con uno pseudonimo. Furba e consapevole coming of age con gli stilemi cromatici e i cliché narrativi del cinema indie, sa però raccontare con sensibilità ed empatia la fragile vulnerabilità di un essere umano in fieri e l’incessante e necessaria ricerca di una (nuova) identità.

 

Morto Stalin, se ne fa un altro di Armando IannucciVoto: 8+

La morte del capo inaugura un balletto di vendette e complotti. Il vate della satira politica, affascinato dalla crudele liturgia dell’assurdo, cerca la via ironica al realismo, riflettendo sul coefficiente di verità contenuto nella storia ufficiale per agire entro i margini dell’attendibilità con spirito caustico e liberale: un’impeccabile messinscena del potere abitata da attori strepitosi.

 

Oltre la notte di Fatih Akin. Voto: 2

I neonazisti le ammazzano marito e figlio: avrà giustizia? No. Cercherà vendetta. Più che un film a tesi, un film-ricatto. Vuole parlare al cuore, ma usa un linguaggio comprensibile solo alla pancia. In un continente incapace di fare i conti con le proprie contraddizioni, vittime e carnefici facce di una stessa rabbia. Ambiguo, morboso e didascalico, becera e compiaciuta pornografia del dolore.

 

L’ora più buia di Joe Wright. Voto: 8 ½

Come Winston Churchill (Gary Oldman supremo) trovò nella disfatta di Dunkirk i presupposti per portare il regno alla vittoria contro il nazifascismo. Denso, ricco, disinvolto, incessante dramma teatrale sull’artificio della retorica: una danza che predilige la parola, il dialogo come dialettica dello scontro tra immagini e potere, la chiacchiera assurta a aggancio imprescindibile per giungere alle scelte più dolorose.

 

Ore 15:17 – Attacco al treno di Clint EastwoodVoto: 7+

La storia vero dello sventato attentato su un treno diretto per Parigi in una rievocazione che coinvolge i reali eroi. Operazione spericolata e quasi sperimentale di estrema complessità teorica, che radicalizza la mimesi al limite dell’autoanalisi. Discorso sulla nazione (repubblicana): la fabbrica degli eroi, il fascino della guerra, la minaccia perenne, il senso del sacrificio.

 

The Party di Sally PotterVoto: 5-

Festa a casa del nuovo ministro ombra della salute. Nell’arco di un’ora, un accumulo di colpi di scena. Metti, una sera a cena, la borghesia laburista inglese che non si accorge né della Brexit né delle corna. Kammerspiel in bianco e nero, che cerca suggestioni grottesche tra la farsa e la tragedia ma trova solo un infinito giro su se stesso che svela la presunzione di non saper argomentare la crisi.

 

The Post di Steven SpielbergVoto: 9

Come nacque lo scoop dei Pentagon Papers. Spielberg si conferma un esemplare produttore di memoria storica e sa declinare la tensione come nessuno. Magistrale epopea di una grande presa di coscienza attraverso la centralità della parola e la celebrazione del mestiere giornalistico, la ricerca della verità di ieri per smascherare le menzogne di oggi. Meryl Streep e Tom Hanks immensi.

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Quello che non so di lei di Roman PolanskiVoto: 7

Scrittrice in crisi conosce ammiratrice. Dentro l’autofiction, oltre l’autobiografia, al di là della finzione. Polanski continua a ragionare sul rapporto perverso tra visibile e non-visibile e sulla menzogna come dispositivo di verità, rielaborando antiche ossessioni con naturalezza geometrica ed inquietante. Non indimenticabile, ma un Polanski “minore” è comunque migliore di tanti altri.

 

Rachel di Roger MichellVoto: 6

Dal romanzo di Daphne du Maurier, un giovane in cerca di vendetta contro la più matura cugina, rea di aver forse portato alla morte il marito, trova in lei un imprevisto amore che lo conduce ad una devastante ossessione. Period drama pomeridiano per signore amanti del genere, un illustrativo e corretto mélo ma che non regge il confronto con la versione con de Havilland/Burton nonostante il tenebroso fascino dei protagonisti.

 

Reset – Storia di una creazione di Thierry Demaiziére e Alban TeurlaiVoto: 7 ½

Quaranta giorni che precedono il debutto di Benjamin Millepied come direttore dell’Opéra di Parigi. Piccola epopea collettiva sulla creazione di un atto artistico con gli strumenti del pedinamento di un genio: ritratto che osserva l’irresistibile fascino del cosmopolita rimasto francese, la severità pretesa da chi può esigerla, l’ambizione vicina al perfezionismo.

 

Uno sguardo alla terra di Peter MarciasVoto: 6+

Alcuni registi del cinema del reale si confrontano con L’ultimo pugno sulla terra, dimenticato documentario etnografico che denunciava con aspro realismo l’arretratezza del territorio sardo. Non tutti gli interventi sono mirabili o indovinati, più puntuali gli appunti di collaboratori e critici, ma è un’operazione storiografica necessaria per ripensare un rimosso della nostra cinematografia.

 

Un sogno chiamato Florida di Sean Baker. Voto: 8

Dietro Disney World c’è un motel tinteggiato di fucsia, in cui (soprav)vivono i rifiuti della società americana. Cinema indie a misura di bambino che adatta il suo sguardo etnografico ed umanista a quello trasparente e senza filtri di un’infanzia tanto ribelle quanto desiderosa di esplorare una sconosciuta normalità. Avventura della crescita, capace di calibrare con sensibilità ipotesi di divertimento e baluginii di commozione.

 

Sono tornato di Luca MinieroVoto: 5

Mussolini riappare e conosce un giovane documentarista. Remake del tedesco Lui è tornato: ma se in Germania, il ritorno di Hitler è un incubo, da noi il Duce è ben accolto, come vediamo nei frammenti reali con Massimo Popolizio in giro per Roma. Piccolo (ma non nuovo) saggio for dummies sulla televisione espansa come mezzo di propaganda, superficiale e ambiguo e mai davvero problematico.

 

Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonaghVoto: 8

Siccome la polizia non procede sul caso della figlia stuprata, uccisa e bruciata, sua madre fa affiggere tre manifesti shock. Ultima frontiera del western contemporaneo, incrociato con l’umorismo grottesco, il giallo nero della provincia profonda, il melodramma di una madre devastata ma fiera. Sceneggiatura travolgente, capolavoro di Frances McDormand.

 

Tutti i soldi del mondo di Ridley ScottVoto: 6-

Cronaca romanzata del rapimento di Paul Getty III. Due film in uno. Da una parte, la sbalestrata e bizzarra ricostruzione di un thriller che non si vergogna (meno male) di piegare la storia alle regole dello spettacolo hollywoodiano per tracciare una parabola sul potere e sul capitalismo. Dall’altra, l’incredibile operazione che ha sostituito il reprobo Kevin Spacey col titanico Christopher Plummer.

 

L’uomo sul treno – The Commuter di Jaume Collet-SerraVoto: 6+

Appena licenziato, incontra sul treno una donna che gli offre soldi per trovare a bordo una persona pericolosa. Quasi tutto concentrato in uno spazio ristretto, con un montaggio suggestivo che dà una continuità temporale in realtà non corrispondente alla narrazione, è un buon intrattenimento dalle ambizioni hitchcockiane che espande il filone “thriller con Liam Neeson”.

 

La vedova Winchester di Michael e Peter SpierigVoto: 4

L’assurda storia vera sulle paranoie domestiche della vedova del fondatore della famosa industria d’armi. Tentativo di recuperare le atmosfere gotiche dell’horror classico con disinvolto gusto retrò, incapace di articolare con sagacia il senso dell’ossessione che pervade quello che poteva essere un sadico teatro della crudeltà.

 

Vi presento Christopher Robin di Simon CurtisVoto: 4

Il papà ha scritto i libri di Winnie The Pooh, ma dimentica di dare amore al figlio. Tutto così inesorabilmente inglese. Innocuo, inerme, vagamente inutile biopic che vorrebbe essere un racconto filtrato dallo sguardo infantile ma è semplicemente il risultato di un’operazione facile, accademica, illustrativa, didascalica, più soporifera che superficiale.

 

Visages Villages di JR e Agnès VardaVoto: 9 ½

La grande madre della Nouvelle Vague e il celebre fotografo contemporaneo in giro per la Francia a cercare, nei paesi dimenticati dalla narrazione nazionale, facce che sappiano raccontare e preservare la memoria ai margini delle metropoli. Cinema umanista ed umanissimo, avventura appassionatamente politica, inesauribile e struggente capolavoro che intreccia pubblico e privato.

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