Claudia 80

Meno monumentale di Sophia Loren e più selvatica di Gina Lollobrigida, più esotica di Stefania Sandrelli e meno impenetrabile di Silvana Mangano, Claudia Cardinale è molte cose, ma tutto è riassumibile con un giudizio espresso poco tempo fa da Leonardo DiCaprio: “la femmina più bella del mondo”. Semplice, schietta, esemplare. D’altronde, all’apice dello splendore, l’immagine della diva rispecchiava un’apoteosi di un’italianità moderna, disinvolta, selvaggia.

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Giunta al successo qualche anno dopo Sophia, Gina, Silvana e poco prima di Stefania, il suo momento di massima gloria ha coinciso con quello di massima gloria del cinema italiano. Di Claudia sappiamo tutto: il premio come “italiana più bella di Tunisi”, l’esordio con Mario Monicelli, l’unione professionale e matrimoniale con Franco Cristaldi, la gravidanza segreta, il figlio spacciato per fratello minore, il gossip, l’amore con Pasquale Squitieri, i grandi autori…

Fa tremare i polsi leggere la sterminata filmografia di Claudia. Per la ricchezza, la densità, il profluvio di talenti. Ha lavorato con quasi tutti, e a tutti ha regalato un raggio del suo naturale bagliore. E non fa impressione che, quando il cinema italiano ha cominciato a diventare troppo piccolo per divi così grandi, come Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman o la stessa Sophia per certi versi è stata accolta sui set di qualunque parte del mondo.

La domanda, in fondo, è banale: il cinema italiano ha dato a Claudia quanto Claudia ha dato al cinema italiano? Cos’ha dato lei? Il corpo esuberante di una donna indipendente che poteva essere fiera aristocratica o maliarda popolana. Gli occhi felini di una ragazza capace di alternare l’allegra malizia della seduzione all’inesorabile malinconia dei ricordi indelebili. La recitazione dolce ed affascinante di un’attrice consapevole di reinterpretare la propria intrigante spontaneità. L’irresistibile voce roca abbrustolita da troppe sigarette.

E potremmo proseguire. Nel giorno dei suoi ottant’anni, Claudia è in teatro, dove da un po’ di anni mette al centro la sua presenza meravigliosamente segnata dal tempo. Negli ultimi quattro decenni, i film italiani in cui ha lavorato si contano sulle dita di una mano o poco più. Perché? In fondo anche Sophia, Gina, Rosanna Schiaffino, Rossana Podestà, Sandra Milo, Giovanna Ralli e tutte le attrici della loro generazione sono state messe da parte, chi per scelta personale e chi perché, molto semplicemente, non riceveva proposte all’altezza.

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È la famosa questione, nel contesto italiano, sulla mancanza di lavoro per le attrici dopo i quaranta-cinquanta anni. Eppure il problema di Claudia è particolare: la sua carriera dopo i quarant’anni è stata forse meno scintillante rispetto alla prima parte, ma è talmente corposa e stratificata da meritare un’attenzione speciale, anche per ripensare il profilo di un’attrice davvero cosmopolita ed eclettica, capace di adattarsi tanto alla follia herzogiana di Fitzcarraldo quanto alle divagazioni di Claude Lelouch (And Now… Ladies & Gentlemen) così come alla sfida finale di Manoel de Oliveira (Gebo e l’ombra) e al dittico armeno di Henri Verneuil (Mayrig e Quella strada chiamata paradiso).

In realtà, già negli anni sessanta Claudia recitava in Italia e all’estero: il punto è che la crisi di idee del cinema italiano le ha tolto uno spazio d’azione, relegando la sua attività principalmente fuori dalla madrepatria e specialmente nella Francia scelta come seconda culla. E allora forse è vero che, al di là del ricordo di un intramontabile ma remoto divismo, Claudia non è stata valorizzata da un cinema pigro nel pensare ruoli per donne non più giovanissime, specie se pensiamo a Stefania, che ha dovuto incardinare la sua figura su infinite variazione del materno.

Oggi, nel giorno del suo compleanno, è spettacolare rileggere la sua filmografia, quasi impossibile definirla con poche parole o trovare quelle giuste per spiegare le sue apparizioni più clamorose. Una serie di immagini: lei che in accappatoio scende le scale ne La ragazza con la valigia sulle note di Celeste Aida; lei che danza con Burt Lancaster sulle macerie de Il Gattopardo; la scoperta della sua voce in 8 ½; l’incontro, sette anni dopo, con Bube, di cui avrebbe potuto essere la ragazza per sempre; l’arrivo in C’era una volta il West… ma comunque non basterebbe.

Auguri, Claudia, luce di abbacinante splendore. Con infinito amore.

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Per amare Claudia

  • La ragazza con la valigia, Valerio Zurlini (1961)
  • La ragazza di Bube, Luigi Comencini (1964)
  • C’era una volta il West, Sergio Leone (1968)
  • Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), Vaghe stelle dell’Orsa (1965), Gruppo di famiglia in un interno, Luchino Visconti (1974)
  • Il bell’Antonio (1960), La viaccia (1961), Senilità (1962), Libera, amore mio, Mauro Bolognini (1975)
  • 8 ½, Federico Fellini (1963)
  • Il giorno della civetta, Damiano Damiani (1968)
  • Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata, Luigi Zampa (1971)
  • Nell’anno del Signore, Luigi Magni (1969)
  • L’udienza, Marco Ferreri (1972)
  • I professionisti, Richard Brooks (1966)
  • Fitzcarraldo, Werner Herzog (1982)
  • I delfini, Francesco Maselli (1960)

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