Far East Film Festival 20 | Recensione: 1987 – When The Day Comes

1987: WHEN THE DAY COMES (1987, Corea del Sud, 2017) di Jang Joon-hwan, con Kim Yoon-seok Ha Jung-woo, Yoo Hae-jin, Kim Tae-ri, Park Hee-soon, Lee Hee-joon, Kim Eui-sung. Storico drammatico. ****

Ciclicamente il dramma corale storico-politico che denuncia una situazione di grave emergenza democratica è un genere che viene proposto per smuovere le coscienze di un pubblico spesso lontano rispetto ai fatti narrati. Vengono in mente l’archetipo Z – L’orgia del potere, Salvador, Un anno vissuto pericolosamente, più o meno tutti contraddistinti da un certo grado di spettacolarità che fa montare l’enfasi sfiorando necessariamente la retorica.

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Uno degli ultimi esempi del filone è A Taxi Driver di Jang Hun, una palpitante rievocazione della rivolta di Gwangju del 1980, snodo decisivo della recente storia coreana. Frammenti audiovisivi di quel sanguinoso episodio appaiono tramite una videocassetta fatta visionare dai giovani attivisti dell’opposizione per sollecitare gli studenti a ribellarsi contro il regime autoritario. Siamo nel 1987 e quelle immagini sono sì storia ma anche cronaca, passato e soprattutto presente perché la lotta continua.

A differenza di quei modelli citati prima, 1987: When The Day Comes è, certo, un film retrospettivo: ma, rileggendo in una dimensione romanzesca i drammatici giorni che seguirono la morte violenta di uno studente per mano degli scagnozzi di una polizia speciale anticomunista, Jang Joo-hwan intende allargare idealmente lo spettro perché individua in quel definitivo e specifico frangente storico una vicenda talmente particolare da risultare emblematica.

Se è vero che questi film si rivolgono anzitutto agli spettatori locali perché hanno l’obiettivo di promuovere una complicata pacificazione nazionale, è altrettanto vero che parlano un linguaggio spettacolare proprio per agevolare il consumo di un pubblico magari non troppo avvezzo a questioni locali ma – si spera – toccato dalla gravosità della materia attraverso un sapiente dosaggio dei generi e un incalzante e montante inquietudine.

1987, infatti, si muove abilmente su vari piani, accompagnando lo spettatore nei luoghi del potere occulto, ove i personaggi sono presentati senza rinunciare a certe feroci punte di grottesco suggerite dallo spregevole bestiario umano, con la stessa accortezza con cui lo fa entrare nelle barbare carceri dove può accadere di tutto. Nello sguardo di Jang collimano lo spirito documentaristico e la tensione action che esplode negli inseguimenti, l’umanismo del miglior cinema civile e l’omaggio al giornalismo militante.

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Pieno di passaggi palpitanti ed abitato da attori favolosi (l’ignobile Kim Yoon-seok su tutti), poco importa se al rigore dei principi corrisponde qua e là una programmaticità comunque indiscutibile in questo genere, evidente nella fragile ma commovente deriva melodrammatica tra i due giovani destinati ad amarsi per sempre.

Epica volontariamente enfatica verso la mitologia del sacrificio, corrispondente al nuovo clima politico democratico della Corea del Sud, 1987 è un film talmente giusto e necessario da meritare le lacrime e la rabbia che gli spettano. Il finale d’epoca è l’apoteosi di una testimonianza sempre imprescindibile, specie quando quasi ci si dimentica delle troppe guerre civili d’oggi dimenticate dalla narrazione ufficiale.

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