Far East Film Festival 20 | Recensione: Love Education

LOVE EDUCATION (相爱相亲, Cina-Taiwan, 2017) di Sylvia Chang, con Sylvia Chang, Tian Zhuangzhuang, Lang Yeuting, Wu Yanshu, Song Ning. Drammatico. ***

Alla morte della madre, Huiying, un’insegnante cinquantacinquenne ad un passo dalla pensione, decide di trasferire la tomba del padre dal paese natale alla città dove abita con la sua famiglia, per poter seppellire i genitori insieme e meno lontano da casa. Le si mette di traverso Nana, la donna, ormai quasi novantenne, che il padre sposò e abbandonò per coniugarsi con la mamma di Huiying. La lotta fra le due donne finisce sotto i riflettori quando la figlia di Huiying, che lavora in televisione, coglie la potenza narrativa della storia.

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Il passato che non passa e il futuro che non sa trovare pace, una campagna remota ed arcaica e una metropoli verticale e caotica, un lutto che fa esplodere un’angoscia rappresa e un’elaborazione del dolore che dura da una vita, una madre mancata e una madre che viene a mancare, una figlia che deve rinegoziare il suo essere madre e un’altra figlia che deve ripensare i suoi legami con un materno perduto (la nonna), conflittuale (la madre), ritrovato (Nana): e si potrebbe proseguire.

È chiaro: Love Education si fonda sul binomio, nella dimensione di due figure, immagini, sentimenti che non sanno (più) argomentare una comunicazione affettiva coerente con l’inossidabilità delle relazioni familiari. A suggellare l’idea, c’è il teso ménage matrimoniale tra Huiying e il marito, desiderosi di recuperare la complicità assopita sotto troppi anni di routine. A suo modo, il film mette in campo molte prove che i due coniugi devono superare per rafforzare l’amore.

Magari non siamo nel territorio della “commedia del rimatrimonio”. Tuttavia i due, alle porte dell’anzianità imposta dall’anagrafe e dalla pensione, sono i protagonisti di un percorso che ha come traguardo quello di trovare una stabilità, nel bene o nel male. Non solo la gelosia verso la vicina di casa un po’ gattamorta, ma anche il pellegrinaggio kafkiano negli uffici della burocrazia, ostinatamente perseguito da lei, molto coinvolta, e non del tutto compreso da lui, più remissivo.

Se l’obiettivo ufficiale è cercare l’antico certificato di matrimonio dei genitori, quello nascosto è verificare la tenuta del proprio rapporto. La mitica Sylvia Chang, sia autrice che attrice, è ottima nel calibrare con misura, orgoglio e preoccupazione le emozioni meno esposte che stanno alla base dello smarrimento di una donna consapevole di essere sul punto di perdere tutto ciò in cui credeva (o su cui non si era mai posta problemi).

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Con Love Education realizza un vero e proprio women’s film, elegantemente confezionato, un racconto corale incardinato sulle modalità dolorose o faticose con cui l’amore cerca di reggere alla prova del tempo. E trova in Nana (la straordinaria Wu Yanshu) un personaggio, speculare ed affine a Huiying, eccezionale per irriducibile fedeltà ad un sentimento lontano, indimenticato e soprattutto – forse – non corrisposto, laconica e capace di inflessibili gesti simbolici. Memorabile la scoperta della foto.

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