Cannes Story – 1 | Signore & signori | Pietro Germi (1965)

Presentato al Festival di Cannes del 1966, Signore & signori vinse il Grand Prix, che all’epoca era il massimo riconoscimento (la Palma d’Oro, soppressa due anni prima, sarebbe tornata solo nel 1974). La sua fu, però, una vittoria dimezzata, o per meglio dire condivisa con Un uomo, una donna, successo mondiale di Claude Lelouch. Dietro questo verdetto non è difficile scorgere la s presidente della giuria di quell’edizione: Sophia Loren, probabile responsabile anche della menzione speciale a Totò per Uccellacci e uccellini.

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In una giuria piena di intellettuale francofoni, è interessante scorgere il plausibile decisionismo della diva, che, in un’annata più che discreta (segnaliamo Il dottor Zivago, L’armata Brancaleone, Morgan matto da legare, Alfie, Falstaff, Suzanne Simonin la religiosa, Es, Il faraone, I turbamenti del giovane Torless, La sommossa, Ceneri sulla grande armata), è riuscita a premiare un a suo modo innovativo melodrammone e la più spregiudicata delle commedie all’italiana, quest’ultima certo beneficiaria di qualche sentimento patriottico.

Non che l’Italia – in senso lato – ne esca benissimo da Signore & signori. Ma non c’è film più giusto per capire quell’Italia là, provinciale e borghese, sospesa tra le solide ipocrisie dovute ad una fedele adesione ai riti e ai miti del proprio ceto d’appartenenza e le affascinanti lusinghe del boom economico con tutto il suo corredo di crescita dei consumi, benessere diffuso ed emancipazione sessuale.

Diretto, peraltro, da uno dei registi meglio ascrivibili alla sempre meno nutrita categoria degli arcitaliani, che proprio in quella decade mise in scena con rara perfidia e supremo moralismo un popolo travolto dai fremiti del cambiamento ma, tutto sommato, incapace di adeguarsi, nel bene e nel male, a quella impossibile metamorfosi socio-culturale. Terza parte di una sorta di trilogia, condivide con Divorzio all’italiana e Sedotta e abbandonata uno splendido bianco e nero iperrealista (qui di Aiace Parolin). In questo senso, Pietro Germi è più un disincantato che un reazionario, che legge la realtà attraverso un acido umorismo grottesco.

Signore & signori nasce da un’idea di Luciano Vincenzoni, che individuò nella sua patria, Treviso, il luogo ideale per raccontare lo spaccato di un’Italietta che materialmente si sente dentro il miracolo economico ma spiritualmente non rinuncia ad esprimere un genius loci eterno, immutabile dal feudalismo al fascismo, in cui i tradimenti sono perpetrati con ostinata regolarità e comunque si è ostili al divorzio, peccato mortale per la Chiesa.

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Scritto assieme ai sommi Age, Furio Scarpelli e Ennio Flaiano, è un film fondamentale non solo per ciò che racconta ma per come lo racconta. Nella stagione del film ad episodi (quasi sempre sketch-barzellette tenuti insieme da un labile elemento comune), viene scelta una struttura sì frammentata ma unitaria, panoramica eppure concentrata sui singoli, divisa in tre atti ma con una compattezza dichiarata dal cast omogeneo a tutte e tre le storie: quasi a presagire la serialità che verrà.

Che, in un modo o nell’altro, girano tutte attorno al sesso: preteso, consumato, agognato, alluso, represso. Nella prima, un dongiovanni si finge impotente per portarsi a letto la moglie dell’amico medico; nella seconda, un dimesso ragioniere lascia l’isterica moglie per l’incantevole cassiera del bar, ma per farlo tornare a casa si smuove persino il Vescovo; nella terza, un cafone chiede un risarcimento agli uomini, post-vitelloni locali, che hanno approfittato di sua figlia, e per fortuna loro interviene la più morigerata e potente dama cittadina.

Senza mai ammiccare ai vizi privati dei virtuosi borghesi (in un caso si parla addirittura di pedofilia), Germi costruisce una galleria di ordinario squallore borghese con un cinismo che non confina mai con la spericolata indulgenza (che non vuol dire compromissione) tipica della commedia all’italiana, quasi a voler sottolineare la diversità con questi italiani approfittatori, bugiardi, loschi, perbenisti, laidi, opportunisti, supremamente interpretati dai suoi magnifici attori.

SIGNORE & SIGNORI (Italia-Francia, 1965) di Pietro Germi, con Gastone Moschin, Virna Lisi, Alberto Lionello, Olga Villi, Franco Fabrizi, Gigi Ballista, Nora Ricci, Beba Loncar, Quinto Parmeggiani, Alberto Rabagliati, Moira Orfei, Aldo Puglisi, Carlo Bagno, Gia Sandri, Giulio Questi. Commedia. ****

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