Nessuno sfuggirà | André de Toth (1944)

Risultati immagini per none shall escape 1944Più di un anno prima che finisse la Seconda guerra mondiale, si conclusero le riprese di Nessuno sfuggirà, un film incentrato sul processo ad un criminale nazista. Sì, è precisamente quello che pensate: prima che il nemico nazista fosse sconfitto, il cinema americano già si esercitava in un’auspicabile quanto incerta ipotesi di futuro, anticipando la realtà con una certa audacia.

Infatti, siamo di fronte ad un oggetto dall’impianto certamente fantapolitico, che immagina nell’immediato domani le conseguenze di ciò che sta accadendo oggi, ma dalla prospettiva dei vincitori, cioè anche degli americani. La guerra l’hanno vinta loro, gestiscono la giustizia per garantire la pace e, nel frattempo, rafforzano l’orgoglio e la speranza di una nazione che nella realtà è ancora impegnata al fronte.

Poiché lo stesso titolo si riallaccia alla promessa fatta dal presidente Roosevelt (alluso, non citato) che nessuno dei nemici sarebbe sfuggito al giudizio della storia e dei vincitori, potrebbe sembrare facile associare il film ad un’operazione di propaganda, benché di alto livello e di difficilmente non condivisibile, scritta da due rifugiati appena giunti in America e poi candidati per il soggetto (Alfred Neumann e Joseph Than).

In realtà André De Toth, esule ungherese, utilizza la cornice processuale molto americana per denunciare l’origine dell’orrore della guerra in Europa, diventando il primo regista ad averla raccontato in un film di finzione. Al centro c’è un imputato che si difende da solo non tanto perché nessuno sia disposto (probabile), ma perché così se ne sottolinea un’assunzione di responsabilità totale, figlia di una visione malata e perversa della realtà.

Nel corpo offeso di Wilhelm Grimm (sì, proprio come lo scrittore), un maestro reduce della Prima guerra mondiale, è racchiusa una personalità che non lascia niente al caso: deluso dalla piega presa dalla società, paranoico rispetto alle opinioni dei compaesani, praticamente pedofilo, cinico fino alla crudeltà nei confronti dei parenti, morboso verso il nipote plasmato come epitome di un’intera generazione cresciuta sotto il regime, vendicativo, tirannico e soprattutto mai pentito.

Chiaro che non c’è la minima intenzione di instaurare una finanche lievissima empatia con tale personaggio, incarnato con consapevole durezza da Alexander Knox (poi inserito nelle liste nere maccartiste). E altrettanto chiaro che i testimoni interrogati sul suo conto siano rappresentanti di un continente la cui fiducia nell’umano si è dovuta scontrare con l’apoteosi della bestialità. C’è però quel dettaglio dell’occhio di vetro dentro cui si può cercare l’origine del male, tanto ingiustificabile quanto necessaria per rivendicare la differenza con i criminali.

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Non solo un film straordinario per la sua qualità pressoché unica, che col senno di poi assume una dimensione quasi affascinante per la capacità profetica e – perché no – l’esorcizzazione della comunque possibile sconfitta, ma anche un lancinante frammento di storia europea del primo Novecento nella quale i fatti particolari hanno la potenza di narrare una situazione generale. E pieno di sequenze incredibili, dal linciaggio al massacro degli ebrei fino al dramma in chiesa.

NESSUNO SFUGGIRÀ (NONE SHALL ESCAPE, U.S.A., 1944) di André De Toth, con Alexander Knox, Marsha Hunt, Henry Travers, Erik Rolf, Richard Crane, Richard Hale, Dorothy Morris. Drammatico. *** ½

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