Italia ’50s – 4 | La paura | Roberto Rossellini (1954)

Risultati immagini per la paura rosselliniPer molto tempo considerato l’esito meno felice della collaborazione tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, La paura ha piano piano conquistato un suo seguito tra i cinefili, non soltanto perché si tratta dell’ultimo incontro tra il regista e l’attrice, peraltro di lì a qualche anno prossimi alla separazione sentimentale, ma anche per una serie di fattori, pregressi e non, che lo rendono un film suggestivo e perturbante.

Forse perché conosciuto anche col titolo Non credo più all’amore, sembra oggi colpirci come un presagio che intreccia il versante privato della crisi coniugale di una coppia all’epoca scandalosa e la dimensione professionale di un autore al bivio e una diva verso la fine dell’esilio prima della rentrée hollywoodiana. In più c’è il contesto dell’industriosa Germania del dopoguerra, che rende tutto ancora più cupo.

Ispirato alla novella Angoscia di Stefan Zweig, è la storia di un marito che, tradito dalla moglie, ingaggia un’attrice per ricattarla e indurla a confessargli il ricatto. Un teorema: elettroencefalogramma di un amore giunto al capolinea, radiografia di un disastro sentimentale, saggio complesso e pratico sulle conseguenze della menzogna, gioco al massacro tra due coniugi che si mentono l’un l’altra senza alcuna possibilità di salvezza.

Potremmo spingerci nel dire che non è il miglior Rossellini, anche per quel finale, quasi cristiano nell’ottica del perdono necessario alla redenzione, che appare a tratti incomprensibile: perché affrettarsi nella confessione e indugiare nella disperazione di Irene in fabbrica, aspettando il provvidenziale arrivo di Wagner che tutto mette a posto? Perché non credere fino in fondo al massacro e scegliere un’improbabile lieta fine?

Eppure La paura rivela fin dal titolo il cuore del problema: nulla è più angosciante di qualcosa che non possiamo gestire. Nulla è più tremendo di una falsa riconciliazione sull’altare del buon senso. È talmente vile e meschino, il matrimonio di quei due disgraziati senza amore, da non meritare altro che l’illusione tangibile di un’impossibile felicità.

In questo senso è un’evoluzione cinica e pessimista del capolavoro Viaggio in Italia, con una dimensione scientifica che pone ogni cosa sotto una luce anatomopatologica. Ma bisogna ancora sottolineare quanto il contesto tedesco contemporaneo sia decisivo: dopo Germania anno zero, Rossellini non dimentica le macerie concrete e morali di una nazione che ha sotterrato sotto la sua proverbiale operosità un atroce senso di colpa.

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Non è peregrino pensare che la sceneggiatura scritta con Franz Treuberg e soprattutto Sergio Amidei, vecchio sodale di Roma città aperta, alluda proprio a questo tormento collettivo attraverso la fosca novella melodrammatica, individuando nella storia di un matrimonio costruito sulle omissioni, le reticenze e le bugie il fallimento di una nazione incapace di fare i conti col proprio passato recente.

Girato in tre versioni (una per il mercato tedesco, una per quello italiano, un montaggio diverso col titolo alternativo), magari non è il miglior Rossellini, ma questa tensione che incrocia pubblico e privato interno alla storia si riverbera nel sadismo della sua regia forse più crudele, che si alimenta delle difficoltà nel rapporto con la Bergman per tratteggiare un ritratto femminile assolutamente feroce.

LA PAURA (NON CREDO PIÙ ALL’AMORE) (Italia-Germania, 1954) di Roberto Rossellini, con Ingrid Bergman, Mathias Wiezman, Renate Mannhardt, Kurt Kreuger. Drammatico. *** ½

2 pensieri riguardo “Italia ’50s – 4 | La paura | Roberto Rossellini (1954)

  1. Non conoscevo questo film, nonostante abbia amato molti film di Rossellini, su tutti Roma città aperta e Germania anno zero. Amo molto anche Dov’è la libertà nonostante Rossellini pare non essere l’unico ad averci messo mano, anche se risulta unico regista accreditato. Questo film devo recuperarlo al più presto. Grazie per averne scritto.

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