Venezia Story – 4 | Gloria – Una notte d’estate | John Cassavetes (1980)

Al secondo anno del suo quadriennio alla direzione della Mostra di Venezia, Carlo Lizzani reintrodusse il concorso. Dal 1969, infatti, in seguito ai moti contestatari dell’anno prima, erano stati aboliti i premi. Per tutto il decennio, la manifestazione conobbe una crisi senza fine: sospesa nel ’73, fece seguito un triennio in sordina e fu annullata dal ’76 al ’79.

Quando il regista arrivò alla direzione del festival, il letargo finì: coinvolse nuove leve della critica formatasi sulle riviste del settore e nei cineclub; attirò il pubblico più giovane invitando film fino a quel momento impensabili, dal serial televisivo d’autore Berlin Alexanderplatz ai blockbuster (L’impero colpisce ancora, I predatori dell’arca perduta, E.T., Blade Runner); impose una visione davvero ad ampio spettro della cinematografia mondiale.

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Il calendario volle che Venezia ’80 ebbe luogo dopo Cannes ’80, dominata dai lavori più importanti dell’annata (Oltre il giardino, All That Jazz, Il grande uno rosso, Kagemusha, Mon oncle d’Amérique, Salto nel vuoto, La terrazza, Stalker, La città delle donne…). Ciononostante, Lizzani riuscì ad imbastire un’interessante edizione, geograficamente eterogenea e con ottime puntate (Alessandro il Grande, Una volta ho incontrato un miliardario, L’età della terra, Voltati Eugenio).

La giuria di pesi massimi, presieduta da Suso Cecchi D’Amico e composta tra gli altri da Michel Ciment, Yussif Chanine, Umberto Eco, Gillo Pontecorvo e Margarethe von Trotta, assegnò il Leone d’Oro ex aequo a Atlantic City, U.S.A. di Louis Malle e Gloria – Una notte d’estate di John Cassavetes: la trenodia americana di un maestro francese e il film più popolare di un principe del cinema indipendente.

È l’ottava collaborazione in quasi vent’anni tra il regista e la moglie Gena Rowlands e anticipa il crepuscolare duetto finale Love Streams. Difficile trovare carriere così intimamente legate, un sodalizio talmente fertile da assicurare a lei la venerazione di un plotone di attrici pronte a riconoscerla quale massima ispirazione e a lui tanto il rispetto di cineasti del mainstream quanto l’ammirazione degli indie di ieri, oggi e domani.

Gloria – Una notte d’estate è in apparenza il loro incontro meno personale. È vero, Cassavetes non aveva intenzione di dirigere la sua sceneggiatura, scritta con il progetto di venderla agli studios e fare cassa. Poi la Rowlands fu coinvolta nell’operazione e il marito accettò di dirigerla. Eppure, malgrado i presupposti, è evidente la continuità con gli umori scoraggiati l’altro noir dell’autore, L’assassinio di un allibratore cinese, e con le contraddizioni del suo protagonista.

Come in quel caso, Gloria Swenson (sì, si pronuncia più o meno uguale al nome della diva di Viale del tramonto) non è uno stinco di santo. Ha una cinquantina d’anni, non lavora più nel basso showbiz ed è l’amante di un gangster del Bronx. Una pupa logorata dal tempo, disincantata e consumata dalle delusioni, che si muove e fuma come quell’entità mai nata che congiunge Humphrey Bogart e Lauren Bacall (la Brigitte Lin di Hong Kong Express le deve molto).

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Scopre che i suoi vicini di casa cinesi sono minacciati dalla malavita perché il papà contabile ha scoperto troppe magagne nei libri contabili. Per pura fortuna, salva il bambino della famiglia dallo sterminio e, intuendo di essere in pericolo, decide di mettersi in fuga. Gloria conosce i codici della criminalità, è cosciente di essere nei guai, ma al contempo si accorge che il piccolo ha bisogno di lei, proprio lei che detesta i bambini e ha annullato il suo istinto materno.

La debolezza dell’idea che si tratti di un lavoro poco personale decade di fronte alla fenomenale capacità della coppia di capirsi, sentirsi, afferrarsi al volo. Per la Rowlands, attrice tutto sommato oculata, è l’ennesimo exploit: indurita e malinconica, ottenebrata e poi illuminata di grazia, tocca i cuori con commovente energia, correndo e sparando come nessuno prima, s’inventa memorabile eroina action. Secondo mancato Oscar dopo – incredibile dictu – Una moglie, ma resta tra le attrici più gloriose della storia.

GLORIA – UNA NOTTE D’ESTATE (GLORIA, U.S.A., 1980) di John Cassavetes, con Gena Rowlands, John Adames, Buck Henry, Julie Carmen. Thriller. *** ½

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