Venezia 75 | Recensione: Un peuple et son roi

UN PEUPLE ET SON ROI (Francia-Belgio, 2018) di Pierre Schoeller, con Gaspard Ulliel, Adèle Haenel, Céline Sallette, Laurent Lafitte, Louis Garrel, Denis Lavant, Niels Schneider, Izïa Higelin, Olivier Gourmet, Noémie Lvosvsky. Storico. **

Dopo l’ipnotico, enigmatico, allegorico Il ministro, Pierre Schoeller continua ad esplorare i meccanismi del potere, passando dalle dinamiche bifide di quel grande film politico alla collettività sulla quale si edifica questo magniloquente affresco storico. Anche se, in realtà, lo schema bipartito viene mantenuto nella prospettiva dello scontro impari numericamente ma non ancora concretamente tra il popolo e il suo re.

Come in una specie di nascita della nazione democratica, dopo aver rimesso in scena l’unica occasione di contatto tra le due entità convocate nel titolo (la lavanda dei piedi nel giovedì santo), Schoeller racconta ciò che avviene tra la Presa della Bastiglia e la decapitazione di Luigi XVI, entrando nel quotidiano di un popolo preso dal fermento rivoluzionario e nelle vivaci attività dell’Assemblea.

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Nella dialettica tra i cittadini vittime e i cattivi ceti dominanti, si stagliano indovinati ritratti specie nelle file dei primi, con l’onestà lucida e fiera del viso di Adèle Haenel, che si pone istintivamente quale leader familiare e riferimento carismatico, e il fascino impenetrabile e selvaggio di Gaspard Ulliel, quasi incapace di codificare ciò che lo circonda ma predisposto a configurarsi in un sistema nuovo e svincolato dal passato.

Più debitori allo schema didattico del cinema storico dominato dal potere della parola, Louis Garrel è un rigido Robespierre e Denis Lavant va di maniera per il sulfureo Marat, ma restano meno impressi dell’imbalsamato Laurent Lafitt, monarca consapevole della fine che si cala in un curioso incubo notturno abitato dai suoi severi predecessori. Sprazzi interessanti che però non dissuadono dalla convinzione che sia un corretto polpettone, magari non quello paventato ma insomma…

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