Recensione: La casa dei libri

LA CASA DEI LIBRI (LA LIBRERÍA, Spagna-G.B.-Germania, 2017) di Isabel Coixet, con Emily Mortimer, Bill Nighy, Patricia Clarkson, Michael Fitzgerald, Frances Barber, Reg Wilson, Hunter Tremayne, Honor Kneafesky, Harvey Bennet. Drammatico. ** ½

Pur essendo girato da una regista spagnola, La casa dei libri è un film puramente – o, se volete, spudoratamente – inglese. A suo modo rappresenta una studiatissima operazione di attento mimetismo: lo schema dal romanzo al film stabilizza la storia su una solidità già collaudata, la patina retrò seduce la nostalgia ma non l’abbraccia, la voce narrante accompagna dentro l’adattamento con cognizione di causa.

Isabel Coixet sposa il formalismo con ammirevole consapevolezza, collimando il suo sguardo minimalista ad una narrazione intessuta di letterarietà senza eccedere in stucchevolezze e manierismi talvolta insiti all’universo “british” del film per signore. Volendolo inserire in un filone industriale, non ci dovrebbero essere dubbi nell’accreditarlo proprio al “movie for seniors”.

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Gli elementi ci sono tutti: la trasposizione (da La libreria di Penelope Fitzgerald); una protagonista femminile sobria e volitiva (la garbata e non leziosa Emily Mortimer) che intende realizzare il proprio sogno; un progetto di vita che è anche un gesto culturale; il contesto uggioso di una piccola cittadina inglese sul mare; una comunità ipocrita dominata da una cattivissima socialité alla quale è contrapposta un distinto signore bibliofilo e misantropo.

La casa dei libri è anzitutto un’ottima operazione commerciale che si rivolge ad un pubblico preciso rispondendo puntualmente alle sue attese, parlando la lingua di un cinema stilisticamente moderato ma efficace per la capacità di suggerire senza enfatizzare i sentimenti rappresi dei cuori in inverno, i fiammeggianti odi che fanno da brace a conflitti pronti ad esplodere, il disagio nei confronti delle epoche che scorrono.

Così, se Lolita è la pietra dello scandalo per come sovverte l’ordine di una strada-mondo non più vuota ma brulicante di curiosi perbenisti al crocevia del cambiamento del costume, Patricia Clarkson e Bill Nighy raccontano la guerra interna ad un sistema decadente del quale sono ultimi esponenti anche a livello figurativo (i costumi di lei sembrano fuori tempo massimo), destinati a perire – volenti o nolenti – tra le fiamme di una generazione pronta a riprendersi i propri spazi.

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