Italia ’50s – 17 | La donna che venne dal mare | Francesco De Robertis (1957)

Risultati immagini per la donna che venne dal mareNel titolo, una storia che vale tutto. Come nella miglior tradizione spettacolare, ci mette un po’ a rivelare il volto – comunque poco, ma non lo fa subito. Prima appare la sua gamba stesa, la coscia nuda, l’allusione sessuale più coerente con l’immaginario erotico del periodo. Poi, di fronte al commissario, è di spalle, vediamo i capelli biondi di una figura non italiana, un desiderio esotico che cela le proprie sembianze. Infine, si volta. Ed è Sandra Milo.

Nata a Tunisi, rimpatriata nel pisano, nome d’arte di un’attrice agli albori né ninfetta né maggiorata fisica per quanto esuberante, con le forme di una bella ragazza di provincia che guarda lontano. La donna che venne dal mare è il suo primo vero ruolo da protagonista ed è ancora doppiata: saranno altri ad intuire le potenzialità della sua voce da bambina, quintessenza di un’ingenuità che sottintende continuamente la malizia (Antonio Pietrangeli e Federico Fellini, ovviamente).

Non Francesco De Robertis, personaggio incredibile a cavallo tra guerra e dopoguerra: ufficiale della Marina militare, documentarista e regista a suo modo anticipatore del neorealismo, poi repubblichino attivo nel Cinevillaggio (la Cinecittà veneziana durante Salò). Attratto dagli schemi dell’entertainment americano, usa la Milo in funzione divistica, sfruttandone l’immagine ambigua e seducente.

Non gli interessa la Milo attrice, ma plasmare l’immagine della Milo nella prospettiva di un potenziale divismo nazionale, intuendo la singolarità estetica di un corpo non ancora fellinizzato, sospeso tra la fatale enigmaticità di una Veronika Lake e il ghiaccio bollente di una Grace Kelly, simile alla coeva Virna Lisi e con l’ambizione di avvicinarsi all’erotica solennità di Ingrid Bergman.

Ne fa una spia alla Mata Hari, dal nome senza frontiere (Danae Niebel), arrivata da chissà dove a Gibilterra, durante la seconda guerra mondiale, per partecipare alle azioni di sabotaggio reciproche tra i sommozzatori italiani e britannici. Nel frattempo, la fa immergere nelle acque alla ricerca di segrete e tesse storie di sesso e magari d’amore, una con un militare della Marina e una col console italiano.

Nel suo consueto impegno di raccolta fondi, Vittorio De Sica è sornione come un gatto elegante e gigione in vacanza nel salotto degli amici di famiglia: con la leggerezza insita al suo portamento signorile e al contempo da avventuriero alla Charles Boyer, volteggia nella spy story con la nonchalance di chi non crede minimamente a ciò che sta interpretando eppure incapace di non entrare nelle dinamiche narrative con estrema professionalità.

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In questa coproduzione francese con attori spagnoli, De Robertis si esalta soprattutto nei momenti naturalistici con le capre sul pascolo, i tramonti sul mare e i paesaggi brulli, cogliendo bene la dimensione marittima di un intreccio avventuroso svolto con poca convinzione pur in una rispettabile confezione internazionale, con inserti folkloristici (la corrida), battute ridicole («you really cretino!»), i ringraziamenti alla Marina in apertura.

LA DONNA CHE VENNE DAL MARE (Italia-Francia, 1957) di Francesco De Robertis, con Sandra Milo, Vittorio De Sica, Peter Lynn, Juan Calvo, Nino Milano, Luciana Paluzzi, Pedro Gimenez, Gina Rovere. Spionaggio. **

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