un altro sessantotto – 9 | Sissignore | Ugo Tognazzi (1968)

un altro sessantotto. a differenza di altre cinematografie, forse quella italiana ha raccontato meglio quest’epoca stando di lato, interpretando un momento complesso attraverso apologhi allegorici, storie di un quotidiano problematico, commedie dal sorriso al contrario. nel pensare a questo punto di svolta della società, vengono in mente i film di Bellocchio e Bertolucci e Pasolini e i Taviani anche al di là dei loro effettivi esiti. e poi Bene, Cavani, Maselli, Agosti, i sommersi Frezza, Da Campo, Bruno più o meno riconciliati… a noi interessa affrontare un cinema meno esplicito, più diagonale ed obliquo, oggi forse ancora capace di dirci qualcosa su quel grande cambiamento…

i film del 1968 (o giù di lì), in un percorso parallelo a quello consueto.

Risultati immagini per sissignore filmNel cinema del Sessantotto c’è un’ansia di sperimentare che non poteva non incontrare il fermento creativo del regista Ugo Tognazzi. È doveroso specificare il ruolo perché già con l’esordio quasi distopico de Il fischio al naso aveva dimostrato una voglia di iniettare nella commedia italiana dosi di modernità spericolata ed inconsueta, ripensando anche il suo corpo comico in una prospettiva del tutto insolita.

Sissignore è esteticamente audace, pieno di richiami alla pop art nei colori scarlatti di Giuseppe Ruzzolini, montato con approccio sincopato come se si stesse saltando sul lounge di Berto Pisano. L’hanno scritto tre penne assurde: Tonino Guerra e il suo afflato poetico non ancora usurato dalla maniera; lo sfortunato Franco Indovina, che proprio nel ’68 si lascia esplodere ne Lo scatenato, pazza satira pubblicitaria; Luigi Malerba e il thrilling al servizio dell’avanguardia.

Tognazzi è un protagonista che anticipa e postula il Fantozzi che verrà: pur senza gli eccessi comici e la tragedia introiettata, è difficile non ravvisare un embrione di quel carattere nel servile autista che finisce per accollarsi la responsabilità dell’incidente provocato dal suo padrone. Difficile, inoltre, non trovare nello pseudonimo dell’industriale una gustosa cattiveria: come si fa a non pensare proprio a lui, ogni volta che sentiamo il nome “l’Avvocato”?

A voler essere maliziosi, è anche abbastanza gustoso leggere qualche allusione acida nel personaggio di Maria Grazia Buccella, amante dell’Avvocato nonché amica personale del produttore Mario Cecchi Gori… Insomma, Sissignore contiene uno spirito ribelle che collima con la traiettoria di una commedia impietosa e grottesca sulla dialettica tra servi e padroni, il classismo e l’impossibile ascensore sociale di un Paese tanto corrotto quanto corruttibile.

Gli effetti collaterali del boom economico si riverberano nell’idea di una vita al di sopra delle proprie possibilità emotive, con gli oppressi che, nella coscienza di non poter aspirare a qualcosa di migliore, garantiscono involontariamente o no il mantenimento dello status socio-economico dei potenti. Il discorso in playback e la scelta della cravatta sono i segno più plateali di una sottomissione che richiederebbe uno scatto d’orgoglio tale da potersi accodare con i giovani scesi in piazza in quei mesi…

Come tanti altri film del periodo, il décor risente molto di un’atmosfera ovattata: pur senza sfociare nelle visioni fantascientifiche de La decima vittima, ritroviamo un simile apparato estetico in La matriarca, L’amica, Scusi, facciamo l’amore?, giusto per fare qualche titolo. Regista eccentrico, Tognazzi si conferma però poco controllato, troppo affascinato da soggetti al limite (più in là, Cattivi pensieri e I viaggiatori della sera).

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Con una prima parte migliore della seconda e due ottimi deuteragonisti (l’infallibile Gastone Moschin e Franco Fabrizi insolito maggiordomo), questa commedia sospesa tra un’allucinazione kafkiana e uno scherzo asprigno buzzatiano rincorre un ritmo solo talvolta davvero felice, ma c’è un umorismo non banale che ha ben chiaro le conseguenze dell’alienazione e riconosce nell’amarezza l’immagine di un mood collettivo.

SISSIGNORE (Italia, 1968) di Ugo Tognazzi, con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Maria Grazia Buccella, Franco Fabrizi, Franco Giacobini. Grottesco. ** ½

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