Mentre Parigi dorme | Marcel Carné (1946)

Tutto in una notte. Il Destino ha un corpo, quello di un clochard che vive ai margini della città, e accompagne le vite dal tramonto all’alba. Canto del cigno di una certa di concepire il cinema: cercare la quadra tra realismo e poesia ora che la guerra è finita, che la fuga verso un immaginario in cui è possibile trovare riparo dall’orrore è giunta al termine della notte. Oltre le tragedie belliche, verso una nuova giornata: “a’ da’ passa’ a ‘a nuttata”.

Ma come superarla? Una carrellata di tanti (troppi?) personaggio che ci suggeriscono un mondo senza fiducia, in cui l’ultimo sprazzo di speranza è un appiglio al quale non si può rinunciare. Chi rientra dalla prigionia incontra la possibilità di un amore con chi vorrebbe scappare da un triste ménage. Intanto i collaborazionisti hanno perso la guerra ma vogliono continuare a condizionare il privato delle anime in pena.

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La quota di disperazione ce la mette Yves Montand, con quel volto che già trasmetteva l’atlante dei nostri rimpianti, l’aria malinconia di un uomo che ha visto troppo ma non può concedersi un’altra opportunità. Meno male che ci sono i due ragazzi che pomiciano sotto il ponte, mentre il babbo di cinque figli (quella gran faccia di Raymond Bussières) finge di cercarli: ci fanno sperare bene, della mattina non si può aver paura.

Nonostante i violenti scontri alla rimessa, nonostante all’amore non sia garantito finale lieto. Una danza in una Parigi ricreata in studio da Alexandre Trauner, a sottolineare un’indissolubile rapporto con l’universo finzionale sia patrocinato dalla penna di Jacques Prévert, al sesto appuntamento con Marcel Carné, sia dal regista stesso, che controlla le luci, i fumi, i movimenti creando un’atmosfera un po’ realista e un po’ onirica.

Si sente l’aria del tempo, Joseph Krosma accompagna l’azione con un memorabile motivo musicale, il (fin troppo) prevertiano Destino abita quella zona tra il sogno e la realtà per segnare un passaggio tra due epoche. Malgrado Carné si confermi un gran direttore d’attori (la prossemica di Pierre Brasseur, la rivelazione del talento di Serge Reggiani), fu un flop conclamato: magari non capito, oggi ci appare come un film limpidamente straordinario.

MENTRE PARIGI DORME (LES PORTES DE LA NUIT, Francia, 1946) di Marcel Carné, con Yves Montad, Nathalie Nattier, Pierre Brasseur, Serge Reggiani, Jean Vilar, Raymond Bussières, Sylvia Bataille, Dany Ronin, Saturnin Febre, Julien Carette. Drammatico. *** ½

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