Due settimane in un’altra città | Vincente Minnelli (1962)

Ovvero Hollywood sul Tevere o – per essere più cinici – il cimitero degli elefanti. È proprio Roma, l’altra città, in quegli anni folli ultima spiaggia di un’industria in declino, estrema occasione per molti attori e registi di godere degli ultimi fuochi di carriere decadenti o già decadute. Due settimane: un’ipotesi di vacanza, una fuga dalle angosce affogate in troppi bicchieri, un incubo che non illude mai d’essere un sogno.

Risultati immagini per two weeks in another town

Uno dei tanti canti del cigno che costella la filmografia di Vincente Minnelli, uno dei registi che più ha ragionato sulla fine del cinema come regno della finzione. Fine del cinema quindi fine del mondo. Di cinema nel senso di finzione parlano tutti i suoi film migliori, ma è impossibile non leggere Due settimane in un’altra città come l’emanazione de Il bruto e la bella. Tant’è che con uno stratagemma alla Viale del tramonto dei frammenti di quel film riappaiono qui in virtù della presenza di Kirk Douglas.

Che interpreta un attore al crepuscolo, alcolista che flirta col suicidio, chiamato sul set romano da un amico regista che vorrebbe restituirgli un barlume di equilibrio lontano dai tormenti di casa. Quando quest’ultimo ha un malore, chiede al divo di sostituirlo dietro alla macchina da presa. Tutto bene: peccato che in Italia ritrovi la donna mai dimenticata, mentre la moglie del regista cerca di mettergli i bastoni tra le ruote.

Partendo da un romanzo di Irvin Shaw, sceneggiato da Charles Schenee, Minnelli mette in campo un catalogo di questioni intriganti: il rapporto ugolinesco tra Douglas e l’amico regista Edward G. Robinson; Cyd Charisse che, pur pesantemente tagliata nel final cut, plana sul film come un angelo del male; George Hamilton, la nuova star con pedigree maledetto, e lo spettro di un visibile retrogusto gaio; il sottobosco di starlette (altro che #metoo…); il tramonto del cinema delle masse quasi presagio dei fallimenti di Sodoma e Gomorra e Cleopatra.

Dentro una cornice che ribalta la prospettiva cartolinesca per enfatizzare l’asfissia claustrofobica e lo smarrimento in un contesto oleografico, i colori di Milton R. Krasner (che aveva già fotografato Roma nel turistico Tre soldi nella fontana) esaltano la suggestione di sgargiante decadenza che domina questo mélo turgido di redenzione a cui non si crede per un momento… e che non ha alcuna intenzione di risultare credibile.

Immagine correlata

Il finale frettolosamente rasserenante, d’altronde, è negato poco prima da un momento di tremenda forza destrutturante, quasi a sottolineare la struggente natura teorica di questo film funebre e doloroso sulla morte da rifiutare o blandire a seconda dei dosaggi di alcolici ed infelicità. Grande cinema della crisi, supremo “flirting with disaster” di Minnelli, che già celebra ciò che è stato e ciò che mai più sarà.

DUE SETTIMANE IN UN’ALTRA CITTÀ (TWO WEEKS IN ANOTHER TOWN, U.S.A., 1962) di Vincente Minnelli, con Kirk Douglas, George Hamilton, Edward G. Robinson, Cyd Charisse, Rosanna Schiaffino, Claire Trevor, Daliah Lavi. Mélo. *** ½

Un pensiero riguardo “Due settimane in un’altra città | Vincente Minnelli (1962)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...