Recensione: Benvenuti a Marwen

BENVENUTI A MARWEN (WELCOME TO MARWEN, U.S.A., 2018) di Robert Zemekis, con Steve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Janelle Monàe, Eiza Gonzàlez. Drammatico fantastico animazione. *** ½

L’incipit dell’ultimo film di Robert Zemeckis sembra arrivare da un film di Robert Zemeckis: una trasfigurazione che sappiamo avere all’origine una storia del mondo reale, i cui veri abitanti sono diventati personaggi di un universo alternativo e complementare. Il gioco tra realtà e fantasia accade in quella terra tra live action ed animazione dove il grande cineasta americano ha più volte negoziato la nostra capacità di immaginare nuove possibilità di configurare la fragilità e la frangibilità dei corpi.

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Poche filmografie al pari di Zemeckis esplorano le frontiere del corpo con una posta in gioco rialzata al punto tale da sfociare nel rischio dell’autosabotaggio, nel volo di un gabbiano ipotetico. Proprio per questo, di fronte a questo vituperato (almeno in patria) Benvenuti a Marwen, non si può non ammirare la spericolata, spiazzante sensibilità di un regista mai davvero pacificato, che nella gloriosa abilità di rendere classico tutto ciò che il suo sguardo incontra non dimentica la centralità perturbante del trauma.

Lo fa dentro un biopic fluido e commovente, in cui Mark, sopravvissuto ad una terribile aggressione, fotografa alcune bambole che popolano il villaggio belga (o presunto tale) di Marwen (un nome che nasconde una perdita lancinante, cuore del racconto) durante la Seconda guerra mondiale. Tra i pupazzi c’è un avatar di Mark, un coraggioso soldato americano che si circonda di amazzoni scatenate, nella certezza che siano le donne a salvare il mondo: e guarda caso sono le donne che ruotano attorno al nuovo Mark, rinato dopo la violenza che gli ha cancellato la memoria.

Memoria sparita, rimossa, annullata. Il passato come un oblio, che non è più una facoltà attiva ma una condanna al dolore, alla vittoria impossibile contro i fantasmi che tornano come epifanie nere a torturare il già devastato Mark. Eppure è proprio quel vuoto a determinare la nostra relazione emotiva con il protagonista: non dobbiamo sapere più di quanto i pur molti indizi ci dicono di questo povero reduce di se stesso, involucro di un blackout che gli permette una possibilità di vita in una realtà altra dove i corpi svaniscono o si rompono ma mai davvero muoiono (se non per scelta del creatore ovvero Mark).

Come si evince dai frammenti della prima vita di Mark, raccolti in un album dei ricordi che agli occhi del protagonista compone un doloroso materiale senza vita, la tendenza alla complessità è una scelta a cui si accoda la regia di Zemeckis, che solo in un’inquadratura fa mutare il volto del geniale Steve Carell in quello del suo alter ego militare: unica concessione alla semplificazione dell’alterità come via di fuga, per alludere invece ad un percorso interiore dove collimano lo sdoppiamento, lo smarrimento, la malattia. Il trauma.

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In Benvenuti a Marwen coesistono la malinconia dell’avventura infantile e la paura del futuro, l’autocitazionismo (che la ditta di traslochi si chiami Allied, precedente capolavoro sulla menzogna e la dissimulazione, è indicativo…) e il senso più profondo del fantasy umanista, la volontà disperata di aggiustare gli incidenti della storia e l’incapacità di prendere di petto i drammi. Magari verso il finale si fa tutto un po’ troppo programmatico e si siede sull’evidenza del proprio meccanismo, ma è in gran parte un film incredibile che vola lontanissimo. Speriamo abbia una second life, se ne vorrebbe parlare per ore.

Un pensiero riguardo “Recensione: Benvenuti a Marwen

  1. […] La new wave femminista del cinema americano non risparmia Toy Story 4, donando alla storia una ventata di aria nuova che, tuttavia, non manca certo nei personaggi femminili della Pixar (le antitetiche protagoniste di Inside Out erano femminili). Per la sua rentrée, Bo Peep si presenta come una fiera esponente del girl power: autonoma, indipendente, coraggiosa, ingegnosa, atletica. Non ha bisogno di una padroncina, si prende cura delle sue pecorelle e ha trovato un’alleata in una specie di pupazzetto poliziotta. Una versione meno sexy delle bamboline di Benvenuti a Marwen? […]

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