Piace a troppi | Roger Vadim (1956)

E Dio creò la donna, recita il titolo originale – ma è stato editato da noi anche con questa traduzione letterale – ed è difficile dar torto alla sentenza. Non si tratta del debutto sul grande schermo per Brigitte Bardot: tuttavia, è indiscutibile pensare alla sua prima apparizione in Piace a troppi come un’epifania. Vero e proprio battesimo del fuoco per un sex symbol che fa uscire di testa, malgrado un’abbondante decina di partecipazioni e un certo riscontro oltreoceano.

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Stesa a pancia in giù, col profilo esaltato dalla luce che filtra attraverso un lenzuolo che la separa dagli sguardi del mondo. Una figura dalle forme irresistibili, il sedere tondo come un sole nascente, le gambe che si rizzano maliziosamente. Piace a tutti, parafrasando l’esplicativo titolo italiano. Piace soprattutto al marito Roger Vadim, al suo esordio dietro la macchina da presa (e un anno prima del divorzio), che vede in lei il corpo dirompente di una stagione, la modernità esplosiva della generazione cresciuta dopo la guerra, l’apparizione improvvisa del sesso incarnato.

Piace a troppi è un racconto che funziona a tutte la latitudini: una giovane femmina dalla fisicità fatale ma con il cuore d’oro e – particolare non irrilevante – senza un passato chiaro essendo orfana, con una naturalezza disarmante, fa innamorare tutti gli uomini del villaggio di pescatori dove vive da poco. Tre corteggiatori su tutti: un anziano e ricco imprenditore, un aitante ragazzo del posto, il suo timido fratello.

Mentre il cinema italiano fingeva di addomesticare i poveri ma belli in racconti popolari nei quali la carica erotica era un modo per reagire alle ristrettezze del dopoguerra verso un nuovo benessere, quello francese sceglie lo scandalo e lo scalpore dell’esplicita sensualità. Oggi suscita ovviamente tenerezza, eppure fu davvero un caso internazionale, un veicolo per rendere BB un’icona capace di rappresentare ammiccante ingenuità, spudorata ribellione, simpatica oscenità, indipendenza seminale.

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In realtà, sullo sfondo di una Saint-Tropez non ancora assurta agli onori delle cronache del jet-set, è una disinibita e cordiale parabola (E Dio…) che riesce ad essere al tempo stesso contro la morale del tempo e consapevolmente connivente col suo perbenismo, non ancora in grado di rompere gli schemi come i futuri autori della Nouvelle Vague ma già interessata a imprimere una sferzata anticonvenzionale a quello che qualcuno chiamò “cinema di papà”. Ruffiano e fragile quanto si vuole, ma una tappa fondamentale nel ripensamento delle politiche del desiderio. Vadim ne fece un terribile remake americano nel 1988.

PIACE A TROPPI (ET DIEU… CRÉA LA FEMME, Francia, 1956) di Roger Vadim, con Brigitte Bardot, Curd Jürgens, Jean-Louis Trintignant, Christian Marquand, Jeanne Marken, Jean Tissier, Isabelle Corey, Jacqueline Ventura, Jean Lefebvre. Commedia sentimentale. ** ½

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