Recensione: Chi canterà per te?

CHI CANTERÀ PER TE? (QUIEN TE CANTERA?, Spagna-Francia, 2018) di Carlos Vermut, con Najwa Nimri, Eva Llorach, Carmen Elías, Natalia de Molina. Drammatico. ***

disponibile su Netflix

È istintivo considerare il film di una cinematografica che frequentiamo poco in rapporto al già noto della produzione nazionale. Tentazione che si verifica anche nel caso dello spagnolo Chi canterà per te?: per quanto geograficamente vicina, dalla Spagna non arriva da noi molto cinema e quando accade è in seguito a qualche exploit al botteghino locale, successi di stima ai festival internazionali o ai premi Goya o perché si tratta di un lavoro di un autore, quasi sempre Pedro Almodovar.

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Qui l’idea di leggerlo in parallelo con l’opera del maestro iberico è seducente, specie per via di un coacervo di temi e suggestioni a lui cari. Il racconto delle e sulle donne, la riflessione sul doppio, la musica che puntella, spiega e contrappunta il mélo. Tutto vero, ma si fa torto al percorso di Carlos Vermut, giunto al terzo film a misurarsi con una storia stratificata e complessa, presentata al Festival di San Sebastian e candidata a sette Goya.

Curiosamente, come altri registi negli ultimi tempi, Vermut sceglie di concentrarsi sul mondo della musica – e più in generale della creazione, della creatività, dell’arte, della celebrità: A Star is Born ma soprattutto Vox Lux e Il mio capolavoro… – per scandagliare una parabola ad alto potenziale teorico se non teoremico sulle contraddizioni della fama, le conseguenze del fandom, la solitudine della popolarità, lo smarrimento dei manipolati.

Si parte nel/dal mare, si chiude sul/nel mare. Circolarità del teorema. Lila è stata una popstar sul tetto del mondo ma non canta più da dieci anni, sviene in acqua, perde la memoria, tant’è che non si riconosce nella foto di se stessa. Cosa fare con l’imminente rentrée, organizzata per pagare i debiti accumulati nel periodo di silenzio? Bel problema. Finché Blanca, la fidata assistente, scova in un karaoke una certa Violeta, che canta e si muove come Lila: pare proprio lei.

Educating Lila. Tanto diverse per estrazione e portato umano, l’una isolata nel mondo ovattato di una casa da rivista patinata e l’altra meno abbiente in sofferto dialogo con la figlia a strapiombo sull’infelicità, le due sono chiamate a confrontarsi, così che la star possa ricordarsi attraverso l’imitazione/immedesimazione di Violeta le coordinate per esibirsi in pubblico. Un incontro affascinante quanto spericolato, alla ricerca di un’identità perduta nel buco nero della memoria, con due attrici in stato di grazia (Eva Llorach una spanna sopra la popstar Najwa Nimri, ma grande prova anche di Carmen Elias).

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Individuando il ritmo della sua cupa esplorazione nei frammenti musicali, Vermut procede con i piedi di piombo in uno schema sfuggente innalzato sull’impalpabile senso di una rottura irreparabile, giocando sull’inganno delle immagini, sulla presenza di corpi che si muovono come fantasmi nelle fortezze dei propri dolori inaccessibili, sul trauma che irrompe al crocevia di una scelta nella quale si stagliano la mimesi, l’illusione, l’apnea. Il cinefilo riconoscerà i riferimenti: la vertigine di Alfred Hitchcock, le persone di Ingmar Bergman. Esteticamente impeccabile, non di rado magnetico, benché un po’ dilatato.

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