Angeli con la pistola | Frank Capra (1961)

Nella fase forse più problematica del cinema americano, a cavallo tra gli estremi, incostanti bagliori della Golden Age e i primi presagi di New Hollywood, Frank Capra gira il suo ultimo film, commiato professionale che anticipa di trent’anni quello terreno. Inevitabile: se il cinema classico è finito, uno come lui non ha più cittadinanza e può al massimo riproporre qualcosa di già noto, un meccanismo oliato, usato sicuro.

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Però con più sfarzo, più soldi, più minuti, più colori: un budget rispettabile per una produzione curata dallo stesso Capra, pensata per il consumo del pubblico sotto le feste e con l’intenzione di garantire un classico imperituro che possa rallegrare le famiglie. Tuttavia, è evidente che il gioco è già finito: e, sì, se Signora per un giorno funzionava a meraviglia nel 1933, perché non rifarlo? Ma, al contempo, insomma, perché rifarlo? Solo per una confezione più accattivante? Per chi, soprattutto?

Angeli con la pistola è una favola sullo sfondo del proibizionismo. Con un gigionismo d’alta classe, il pur vagamente in disarmo Glenn Ford è il capo di una banda di contrabbandieri che ha un debole per le mele vendute da Bette Davis, una vecchia mendicante alcolizzata. Quando scopre che la figlia della donna, cresciuta in un collegio di Spagna tra mille sacrifici ed ignara dello status della mamma, è in arrivo a New York, il boss s’impegna a trasformare la stracciona in una signora. La messinscena sembra procedere bene, finché…

In un film così allegorico, la metafora suprema è quella della glaciale diva dei giorni perduti, la Davis, negli anni in cui metteva annunci sui giornali per trovare qualche parte all’altezza, che qui diventa ora l’addomesticata interprete di un testo collaudato. Di lì ad un anno, la Davis avrebbe davvero trovato la sua rivincita: parliamo del capitale Che fine ha fatto Baby Jane, un tale capolavoro che fa passare in secondo piano il buon lavoro di Capra, forse privo di quello sguardo in grado di esaltare la crudele disperazione della sua matura recitazione.

A suo modo, un film ideologico, dalla natura bifida: la sontuosità della vecchia Hollywood trasmette il coefficiente di nostalgia necessario per intrattenere il pubblico con la deferenza del vecchio regista popolare. E allo stesso tempo l’impeccabile confezione patinata, la leggerezza del tocco, l’eleganza dei movimenti, i buoni sentimenti, l’ordine ristabilito nel finale riconciliatorio rivelano la decadenza di uno squisito cinema fuori tempo massimo.

Glenn Ford, Edward Everett Horton, and Thomas Mitchell in Pocketful of Miracles (1961)

Capra unisce il professionismo delle due vecchie star (e di caratteristi sommi come Thomas Mitchell e Edward Everett Horton) e la freschezza di un manipolo di facce nuove: se nel reparto femminile brillano la già conosciuta Hope Lange e l’esordiente sventola Ann-Margret, c’è da citare almeno l’ottimo Peter Falk, candidato all’Oscar come miglior non protagonista. Ma forse il pubblico a cui voleva rivolgersi non sentiva l’impellente bisogno di questo remake.

ANGELI CON LA PISTOLA (POCKETFUL OF MIRACLES, U.S.A., 1961) di Frank Capra, con Glenn Ford, Bette Davis, Hope Lange, Peter Falk, Mickey Shaughnessy, Ann-Margret, Thomas Mitchell, Edward Everett Horton, Arthur O’Connell. Commedia. ***

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