Ricordando Carlo Vanzina | Amarsi un po’ (1984)

Nel primo anniversario della scomparsa di Carlo Vanzina, mi piace ricordarlo riprendendo in mano uno dei film meno “esposti” ma soprattutto tra i più riusciti della sua opera. Incastonato fra i tre longseller Sapore di mare, Vacanze di Natale e Vacanze in America, Amarsi un po’ si rivela via via nondimeno importante di questa terna. Si potrebbe dire che prende il meglio dei tre: la lancinante nostalgia del primo, i conflitti di classe del secondo, la spensieratezza giovanile del terzo.

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Un film, certo, non è una formula. E tuttavia Amarsi un po’, con quel suo titolo battistiano che porta in dote un mondo fatto di incanti amorosi e la paura di non essere all’altezza di un tale colossale sentimento, è forse il film che meglio interpreta lo spirito dei fratelli Vanzina, borghesi romani che ben conoscono il proprio orizzonte socio-culturale e riescono al contempo a rappresentare gli altri ceti sociali, solo trasversalmente indicati dalla cinefilia che attraversa sempre il loro percorso.

Una storia d’amore sulla carta impossibile, come quella tra il nullafacente rampollo milanese Jerry Calà e la piccolo-borghese napoletana Marina Suma, nella parentesi di una villeggiatura le cui conseguenze si riflettono inattese un ventennio più tardi, lungo il carrello in avanti che si stringe sugli occhi acquosi di lui e quelli smaliziati di lei. O come quella, ancora tra Calà e Suma, del sottovalutato Un ragazzo e una ragazza di Marco Risi, che alla luce della revisione di Furio Scarpelli non può esimersi dal far travolgere i personaggi da innamoramenti tempestosi.

Gli ostacoli dati dalle differenze di classe e il colpo di fulmine che colpisce i protagonisti senza lasciare loro scampo sono gli elementi su cui si edifica il love affair del film, una cover di Vacanze romane filtrato attraverso certi sprazzi di Terza liceo e della prospettiva di Luciano Emmer, con la cattiveria di quel Mario Monicelli che proprio negli anni Cinquanta modulava la sua commedia umana sull’incontro tra universi distanti (si pensi a Donatella o Padri e figli).

Corpo vanziniano già sperimentato in Vacanze di Natale, Claudio Amendola è nel suo ruolo specifico del periodo: un figlio del popolo, tal Marco Coccia (nome perfetto), memore delle storie d’amore e d’amicizia che lo consacrarono, qui un elettrauto che mutua dal prototipo del cinepanettone la famiglia e gli amici tra Sordi e Verdone (papà Mario Brega, mamma Rossana di Lorenzo, il sodale Fabrizio Bracconeri già in Acqua e sapone).

S’innamora di Tahnee Walch, figlia d’arte anche lei, epifania tipicamente vanziniana, quasi la versione reaganiana di una ninfetta di Alberto Lattuada, così improbabile come principessina Cellini da risultare naturalmente credibile per la chimica sessuale e sentimentale con Amendola. Gli opposti si attraggono, d’accordo, e, sì, forse sul set la realtà superò la finzione, ma crediamo subito a questo amore impossibile, nato dopo un incidente, consumato nelle tende sotto il cielo stellato, protetto fino allo stremo dalle angherie dei cattivi.

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Chi sono i cattivi, se proprio vogliamo chiamarli così? Più dei genitori di lei, che in fondo fanno i nobili preoccupati, sono gli amici della ragazza: evoluzione squallida dei villeggianti di Sapore di mare, lato oscuro dei vacanzieri natalizi, boicottano l’amore con il disprezzo, la superbia, il cinismo che hanno imparato in famiglia. Può un amore così puro superare tutto questo? Ce lo dicono Fiore di maggio e Fotoromanza, nella colonna sonora al solito esplosiva di questo cinema-karaoke, compilation del tempo senza tempo.

E allora il melodramma, che incombe sulla strada, sfrecciando mentre cerca di impedire al destino di compiersi. La tragedia sfiorata, i preparativi del matrimonio in controcampo, l’amor che move il sole. E infine Virna Lisi, quintessenza del generone romano, bellezza in purezza, madre padrona eppure con un cuore, nascosto sotto il blasone di cui si bea il marito esperto di araldica Riccardo Garrone, e comunque maliziosamente al varco perché, sì l’amore, ma insomma: «per me stai facendo un’altra fregnaccia».

AMARSI UN PO’ (Italia, 1984) di Carlo Vanzina, con Claudio Amendola, Tahnee Welch, Virna Lisi, Riccardo Garrone, Giacomo Rosselli, Mario Brega, Rossana Di Lorenzo, Paolo Baroni, Nicolina Papetti, Fabrizio Bracconeri, Nicoletta Elmi. Sentimentale. ***

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