Alla riscoperta di Lina Wertmüller | Film d’amore e d’anarchia (1973)

Reduce dal trionfo commerciale di Mimì metallurgico ferito nell’onore, cavalcato in America con il titolo The Seduction of Mimì, Lina Wertmüller alza il tiro. D’altronde il suo cinema di quegli anni d’oro, quelli tra il 1972 e il 1978, è un continuo gioco al rialzo, l’assalto al cielo di una regista che non solo trova il coraggio di intercettare i cambiamenti di costume nelle relazioni tra uomo e donna, ma mette il naso nel passato oscuro della nazione con una lente deformante tutta sua.

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In parallelo alla nuova onda di cinema antifascista sui martiri del regime (Il delitto Matteotti, La villeggiatura e prima ancora Giovinezza, giovinezza e Il giardino dei Finzi Contini), Film d’amore e d’anarchia è in un certo senso anticamera di Pasqualino Settebellezze, in qualche modo una sorta di preambolo. Non tanto per il personaggio maschile, sempre interpretato da un Giancarlo Giannini all’apice dell’istrionismo (complice il trucco di Michele Trimarchi che lo rende biondastro e lentigginoso), quanto per l’idea di interpretare il Paese attraverso l’esperienza fascista: se Pasqualino era l’uomo senza qualità che subiva volentieri il regime salvo poi ritrovarsi nell’inferno nazista, il Tunin di questo film è invece il contrario dell’inettitudine, poiché ciò che lo muove è il desiderio di uccidere Mussolini.

Contadino lombardo di fede anarchica, Tunin è un classico personaggio wertmulleriano: un giovane uomo tempestoso, travolto dalla passione che qui si argomenta sul versante politico-ideologico, destinato dapprincipio al fallimento perché sorpreso, al momento di entrare nella storia, dalle conseguenze della carne, che nel cinema di Lina è la perfetta combinazione tra i piaceri spudorati della carne e le gioie dolorose dell’amore inatteso.

Che ha il corpo di Salomè, una sempre grande Mariangela Melato in versione bolognese, puttana del casino della via dei Fiori citata nel chilometrico titolo completo del film. Personaggio allegorico che, nell’ottica della regista, incarna il crocevia tra storia e fantasia, cronaca e racconto: la donna, infatti, fu l’amante di Anteo Zamboni, il ragazzo che qualche anno prima (siamo nel 1932), cercò invano di assassinare il Duce a Bologna, finendo per cadere sotto il piombo fascista.

Materia piuttosto esplosiva in questo grottesco ambiziosissimo, che Lina tratta sfoderando quello che diventerà il suo repertorio stilistico ai limiti del manierismo: gli esasperanti primi piani che cercano i volti quasi caricaturali di Giannini e Melato; il vago fuori sincrono che mette in relazione pensiero e azione fino a renderla cosa unica e al contempo sfuggente; il ripensamento della prospettiva felliniana che sottende il suo cinema sin dagli esordi, con la nuova collaborazione con Nino Rota (già in Gian Burrasca) che sottolinea la matrice musicale dell’autrice.

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Vitale fino alla sovreccitazione, Film d’amore e d’anarchia – titolo che più didascalico non si potrebbe – è tra le operazioni di Lina più complesse e poetiche, ma allo stesso tempo, probabilmente col senno di poi, una delle prime manifestazioni della programmaticità del suo sguardo. Talmente scatenato nel mettere le mani in un impasto ove collimano il popolare, il corporeo, il disperato, l’onirico da risultare, infine, un po’ stucchevole e prevedibile, finanche consapevole del pericolo al punto di addomesticarsi per non eccedere.

Non mancano, tuttavia, note capaci di trasmettere afflati meno scontati, dal particolare romanticismo con cui esprime l’effimero love affair tra Giannini e Anna Melato (Tripolina, la prostituta che canta la Canzone arrabbiata) alla gallerie di facce che affolla il bordello e non solo, dal fascistone Eros Pagni all’enorme Elena Fiore, corpo imprescindibile tra Mimì e Pasqualino. Presentato a Cannes, valse la Palma per il miglior attore a Giannini.

FILM D’AMORE E D’ANARCHIA – OVVERO “STAMATTINA ALLE 10 IN VIA DEI FIORI NELLA NOTA CASA DI TOLLERANZA…” (Italia-Francia, 1973) di Lina Wertmüller, con Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Eros Pagni, Lina Polito, Pina Cei, Elena Fiore, Giuliana Caladra, Isa Bellini, Isa Danieli, Anna Melato, Roberto Herlitzka, Anna Bonaiuto. Grottesco. ** ½

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