Venezia 76 | Recensione: La mafia non è più quella di una volta

LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA (Italia, 2019) di Franco Maresco, con Letizia Battaglia, Ciccio Mira, Matteo Mannino, Cristian Michel, Franco Zecchin, Pino Maniaci, Franco Maresco. Documentario grottesco. ****

La mafia non uccide più solo d’estate: anche per questo non è più quella di una volta. La stagione della guerra è finita, le sentenze sulla Trattativa continuano a rincorrersi negli angoli della cronaca. Altre associazioni criminali l’hanno superata. Ma la mafia resta uno spirito, una mentalità, un modus operandi, un approccio al mondo. Resta dentro l’anima di certe persone, che da essa si lasciano dominare per paura, devozione, rispetto, ignoranza.

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Franco Maresco non lo nasconde: questa gente è la sua ossessione. Il popolo peggiore che ostinatamente si rifiuta di riconoscere il valore umano delle vittime di mafia – che naturalmente “se la sono cercata”, argomenta il proprio disprezzo adottando la massima offesa ovvero “cornuto” per bollare chi contesta lo status quo, teme perfino di nominare la parola stessa “mafia” perché una volta che la dici essa esiste, la fai vedere.

Dopo Belluscone – Una storia siciliana, Maresco ritorna su quei temi, non solo riconvocando Ciccio Mira, l’orrido impresario colluso che nega l’evidenza della mafia attraverso trasmissioni di dubbio gusto e serata in piazza organizzate per conto di oscuri finanziatori con l’obiettivo di accontentare il popolino. Maresco, tuttavia, non si limita alla riproposizione dell’ovvio orrore, ma fa incrociare il male quotidiano con un raggio di sole: Letizia Battaglia, storica fotografa antimafia.

Militante fedele alle battaglie del sindaco Leoluca Orlando, Battaglia, indomita ottantenne, si lascia convincere da Maresco a seguire la manifestazione in ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. «Ci manca solo la porchetta», osserva sconfortata. E dopo aver cercato ancora una volta le tracce della mafia nella città assieme al collega Franco Zecchin – salvo poi litigare con un trans che riceve i clienti nei pressi del luogo in cui i mafiosi scioglievano nell’acido i nemici – accetta la proposta fattale da Maresco di partecipare all’ultimo show di Mira.

Incredibile dictu, il losco e ridicolo figuro ha organizzato un concerto di neomelodici in memoria di Falcone e Borsellino. Chiaramente è un’operazione di facciata, caldeggiata dagli stessi boss. Maresco introduce il braccio destro di Mira, il produttore Matteo Mannino: clamorosa la lettera alla Totò e Peppino in cui cercano di scrivere il discorso per uno show sulla carta antimafia senza dire mai una parola contro la mafia. Anzi, senza mai nominarla. E, inoltre, scopre un nuovo freak: Cristian Michel, giovane neomelodico protetto da Mira che sostiene di essere stato miracolato da Falcone.

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Appendice focalizzata su due personaggi antitetici (lei fiera e combattiva coi suoi capelli colorati, lui sempre in bianco e nero) e sul consueto schedario di mostri, La mafia non è più quella di una volta rappresenta un altro, fondamentale tassello del cinema unico di un autore mai riconciliato e fuori da tutti gli schemi. Dissacrante e inquietante, racconta una Palermo che ricorda gli eroi per doveri istituzionali senza avere coscienza né militanza nell’articolare una memoria che sia sincera e costruttiva.

Sotto le risate e gli sghignazzi di personaggi al di là del bene e del male, esplode il disastro umano e politico di un mondo chiuso, ignorante, per certi versi irrecuperabile. Lo stile è sempre lo stesso, forse meno anarchico e imprevedibile, ma sempre cinico, pessimista, travolgente, necrofilo. Finisce talvolta per perdersi, come nella confusa parentesi dedicata ai Mattarella, messa lì quasi per suscitare polemiche, ma Ciccio Mira che dorme è un’immagine potentissima.

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