Recensione: A mano disarmata

A MANO DISARMATA (Italia, 2019) di Claudio Bonivento, con Claudia Gerini, Francesco Venditti, Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Milena Mancini, Rodolfo Laganà, Gaetano Amato, Massimo De Francovich, Giorgio Gobbi, Emanuela Fanelli, Maurizio Mattoli, Daniele Monterosi, Nini Salerno, Andrea Giannini, Stefano De Sando, Claudio Bonivento. Biografico drammatico. ** ½

Qualche decennio fa, la vicenda di Federica Angeli, giornalista sotto scorta per le sue inchieste sui clan di Ostia, sarebbe stata materia per un instant movie di Carlo Lizzani o Damiano Damiani. Appena qualche anno fa, Pietro Valsecchi, nel suo momento di massimo potere televisivo, ne avrebbe tratto a stretto giro una fiction onestamente agiografica, come pure la stessa Rai, che non è estranea a operazioni di questo tipo.

Curiosamente, visto che la televisione ha ignorato questa storia e l’ha appaltata ai talk show, forse per l’incapacità di trovare la modalità di racconto più adatta, ci pensa il cinema a narrare questa storia praticamente in diretta. A riempire il vuoto, infatti, ci ha pensato Claudio Bonivento, cineasta dalle mille risorse, risuscitando il genere dell’instant movie nella dimensione di un cinema civile vecchio stampo, della scuola dei Lizzani e dei Damiani.

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Su sceneggiatura di Domitilla Di Pietro, basata sul memoir della Angeli, Bonivento sceglie l’approccio didascalico. I fatti sono rievocati con trasparenza cronachistica, pur in equilibrio tra privato e professionale. I personaggi, mediazioni di quelli reali, sono funzionali alla narrazione, a costo di risultare piatti senza un reale spessore. È un tipo di cinema antico e a suo modo efficace e popolare, nella misura in cui ambisce a raggiungere facilmente un pubblico disponibile all’ascolto.

Per certi versi, è un classico film-dibattito o da talk show a seguire, tant’è che non si stenta a immaginare qualche interruzione dallo studio per commentare i passaggi della storia. Per altri motivi, è un’impresa interessante per la sua anomalia nell’attuale industria cinematografica italiana, con la retorica manichea e didattica dell’impegno civile e lo straniamento di attori validi chiamati, come in una docufiction, non a interpretare i personaggi ma a portarli in scena.

Il budget non sembra altissimo e certo ha influito abbastanza l’interesse di Repubblica (si vedono la redazione e lo studio di Radio Capital), ma è importante che il cinema non perda di vista – anche attraverso film non troppo raffinati e un po’ disadorni – eventi così legati alla contemporaneità. Da vecchia volpe, Bonivento sa montare la tensione attorno ai figlioletti della Angeli minacciati dai criminali. Claudia Gerini ha la giusta fierezza, Francesco Pannofino sfoggia cravatte improbabili ma a restare impressi sono i cattivi Rodolfo Laganà, Mirko Frezza e Maurizio Mattioli.

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