Recensione: La belle époque

LA BELLE ÉPOQUE (Francia, 2019) di Nicolas Bedos, con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi, Denis Podalydés. Commedia sentimentale. *** ½

La belle époque è almeno tre cose. Un’epoca, come impariamo sui libri di storia, che tuttavia nulla c’entra col secondo film di Nicolas Bedos, ma di cui mutua il nome per evocare la felicità di un momento irripetibile. È il nome del bar in cui il protagonista incontrò, nel maggio del 1974, la donna della sua vita, con cui si è poi sposato. Ed è Fanny Ardant ovvero quella donna oggi, moglie stanca e fedifraga di un uomo, Daniel Auteuil, incapace di adattarsi al presente, rinnovarsi, rigenerarsi.

Risultati immagini per la belle epoque film

Per salvarlo dal baratro, il figlio gli regala la possibilità di rivivere quel giorno grazie a un amico, il cui lavoro consiste nel ricreare le scenografie e le atmosfere delle epoche che i clienti intendono rivivere. Per dire sì al futuro, viene in soccorso il passato: ma la nostalgia, si sa, è una trappola, una malattia senile, un rifugio sicuro. E per di più la finzione ha limiti che il cuore spesso non vuole vedere. Ma c’è Fanny Ardant, ecco.

In un ruolo inizialmente ingrato, Ardant si rigenera a sua volta grazie all’attrice che interpreta la sua versione giovanile, Doria Tillier. Le somiglia? Poco. Ci crediamo? Certo. Perché il volto di Ardant è uno di quelli per cui vale la pena provare la follia di un amore senza scampo, viaggiare nel tempo per ricordarsi la bellezza ideale di un momento irripetibile che dura una vita intera. Con le rughe che non scalfiscono l’immortale fascino, Ardant è il corpo del desiderio che cerca in tutti i modi di allontanare lo spettro del rimpianto.

La belle époque vive anzitutto della sua capacità di attraversare il tempo, ponendosi senza remore come l’immagine stessa dell’amore. E negli occhi di Daniel Auteuil, mai così bravo da anni, si trova tutta la mappa emotiva di un uomo che vuole riconquistarla tornando all’origine: un disegnatore che riplasma i ricordi tramite la mediazione artistica, un sognatore che viaggia nella notte del suo scontento, un vecchio che gioca a fare il giovane per un ultimo giro nella memoria più lieta.

Si chiama Victor, come il protagonista di Un amore sopra le righe, la sottovalutata opera prima in cui Nicolas Bedos aveva già messo al centro l’interesse per la narrazione di se stessi, l’intreccio tra vita e romanzo, il mistero dietro il vetro oscurato, le traiettorie dell’autofiction. È anche, va da sé, un film sul cinema, con Guilluame Canet che incarna il delirio d’onnipotenza di un ex sfigato la cui professione è votata all’esaudimento dei desideri più irrealizzabili (una notte con Hemingway, nella stanza dei bottoni con Hitler…).

Risultati immagini per la belle epoque film

Cinema della nostalgia che vola via come un bicchiere di vino e, piano piano, svela l’inquietudine nascosta nella tendenza al ripiegamento nostalgico delle nostre vite, ancor più evidente nell’epoca del ricordo condiviso che quando diventa pubblico sembra perdere un po’ della sua unicità. La belle époque è un film sulla fine del privato, sulla speculazione della memoria personale e al contempo sulla celebrazione della vita interiore nella forma di un perverso ma irresistibile surrogato cinematografico. Con un finale ineluttabile e toccante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...