Inediti/ I Wish | Hirokazu Kore’eda (2011)

Tra gli inediti nel circuito italiano del cinema di Hirokazu Kore’eda, Kiseki – distribuito con il titolo I Wish a livello internazionale – è forse uno dei film più disponibili a rivolgersi a una platea trasversale, tanto appare aperto e in una certa misura “popolare”. È perciò davvero un peccato che la sua fruizione italiana sia limitata a retrospettive occasionali o streaming illegali, perché davvero qui si vede in tutto il nitore possibile la grandezza di questo straordinario cineasta.

A partire dalla richiesta delle ferrovie giapponesi di costruire un oggetto cinematografico con l’obiettivo di celebrare i nuovi treni ad alta velocità, Kore’eda ribalta il concetto piegando il concetto di film su commissione alle proprie esigenze creative. E, infatti, nonostante o forse soprattutto per le circostanze iniziali, realizza qualcosa di estremamente coerente con se stesso ma al contempo di “utile” per la committenza: i treni come veicoli di sogni, i treni dei e per i desideri.

Lo spirito di questo film incantato e al contempo realistico sta tutto nella traduzione del titolo originale: il miracolo. È questo il concetto attorno al quale si adatta lo sguardo del regista e, a sua volta, quello dei bambini protagonisti, in particolare di due fratellini costretti ad allontanarsi dopo la separazione dei genitori. Per potersi rivedere, decidono di fare una piccola fuga per ammirare i nuovi treni, convinti che il loro passaggio possa far esaudire i sogni.

C’è chiaramente un aspetto favolistico molto esplicito in questo racconto edificato sulla potenza dell’immaginazione, in cui i desideri si misurano col metro della fantasia e si crede ai miracoli per guardare al presente e al futuro con la speranza di una vita migliore. Incredibile la capacità di Kore’eda nel conferire rilevanza a qualunque atto del quotidiano, contemplare la semplicità perché cifra di ogni esperienza, osservare le cose che accadono nella loro normalità. E incredibili sono anche il senso per l’infanzia, l’adesione alla prospettiva dei bambini (tutti pazzeschi), l’amore che trasuda in ogni inquadratura.

Buffo e ironico, delicato e avvolgente senza mai rinunciare alla commozione mai calcolata, I Wish vive di frammenti che riescono a essere apprezzati nella loro autonomia per quanto inseriti in una narrazione organica. Restano impressi molti attimi di grazia, dal nonno che cucina un riso poco saporito ma che il gentile, affettuosi, gratificante nipotino apprezza proprio grazie alla capacità di immaginare per far star bene il prossimo, all’insegnante che asseconda la messinscena dei bambini che fingono di stare male pur di uscire prima da scuola.

Ma è struggente soprattutto la parentesi con i due anziani coniugi che, un po’ per caso e un po’ per desiderio, ospitano i bambini in fuga per una notte: un idillio che nello spazio di poche ore immagina una vita mai avuta o precocemente interrotta, una parentesi di bellezza che fa bene al cuore di tutti. Aperto a parlare a piccoli e grandi con la stessa attenzione, con il ricordo di Ozu e qualche suggestione non lontana da De Sica, Kore’eda si dimostra un magnifico maestro del cinema contemporaneo.

I WISH (KISEKI, Giappone, 2011) di Hirokazu Kore’eda, con Kohki Maeda, Oshiro Maeda, Nene Otsuka, Joe Odagiri, Ryoga Hayashi, Kara Uchida, Kanna Hashimoto, Kirin Kiki, Isao Hashizume. Commedia drammatico. *****

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