OcchioPinocchio | Francesco Nuti (1994)

Per capire bene OcchioPinocchio dobbiamo compiere lo sforzo di andare oltre il film stesso. Che, diciamolo, è sbalestrato, squinternato, schizofrenico. Ma perché è proprio così? Un minimo di contesto è utile. Dopo un decennio di successi, la generazione dei malincomici esplosa negli anni Ottanta si sentiva pronta a fare uno scatto di qualità attraverso progetti che non fossero semplicemente l’appuntamento comico dettato dai contratti ma qualcosa di più strutturato, con nemmeno velate pretese d’autore.

Occhiopinocchio | Mediaset Play

Carlo Verdone, se non il migliore almeno il più costante per intelligenza e mezzi, ci è arrivato presto, assestandosi nei momenti più felici della sua carriera in un tipo di commedia malinconica e sprovincializzata che ne testimoniavano l’emancipazione dai caratteri romaneschi. Dopo l’ambizioso Pensavo fosse amore… invece era un calesse, Massimo Troisi trova l’occasione con l’adattamento de Il postino, lungamente rincorso e infine completato nel pieno della malattia: come si sa, non poté godersi il trionfo internazionale, essendo scomparso un giorno dopo la fine delle riprese.

Naturalmente c’è anche Roberto Benigni, il meno malincomico del mazzo, che con La vita è bella fa qualcosa di talmente spericolato e al contempo ammiccante da guadagnarsi il riconoscimento mondiale che tutti conosciamo. E quindi Francesco Nuti, il più dimenticato di tutti forse soprattutto perché esecutore di una comicità un po’ datata, in definitiva – al di là di certe trovate tuttora valide – con poco mordente, anello di congiunzione tra la bischerata post-monicelliana e il piacionismo di Leonardo Pieraccioni. Insomma, OcchioPinocchio è lo scatto di Nuti.

A rivederlo oggi, fa impressione quanto sia plateale la vocazione al disastro di questo film, governato dal demone dell’ambizione di un attore (autore di se stesso) così dominato da una storia che sentiva totalmente propria al punto da apparire scollegato dal mondo. Un visionario… senza visione. Lo si nota nella regia che non lesina effettacci per dare una spinta a una narrazione a dir poco fragile, nei grandi spazi americani in cui ci si può solo smarrire per mancanza di punti d’appoggio, nella ricerca esasperate di immagini metaforiche (il gioco d’ombre con il naso del burattino…).

Eppure, si sa, Pinocchio è materia infiammabile come poche altre. Nuti, chiaro, lo sapeva: perciò OcchioPinocchio, così pretestuoso nel legame con l’opera di Collodi, appare come una specie di suicidio assistito. La trama? Un ricchissimo banchiere americano scopre di avere un figlio illegittimo, chiuso in un ospizio perché dotato d’un cervello di bambino. Traumatizzato dall’impatto con la nuova vita lussuosa, si dà alla fuga ma sbanda in Lucy Light (cioè Lucignolo), ricercata per omicidio.

Ha un bel dire chi vede nel Pinocchio del film una trasfigurazione del Nuti, disorientato e imbarazzato dal successo tanto da voler ricongiungersi con l’ancestrale genuinità della giovinezza, e dunque infine deciso a ingannare tutti pur di continuare una vita secondo natura. Sfortunato, Nuti, che con OcchioPinocchio fa due film in uno: il mancato film della svolta – che è sconcertante ma interessante proprio per il suo essere malato e maledetto – e il cripto-documentario sul suo rapporto con i Cecchi Gori.

OcchioPinocchio (1994)

Produttori del nostro, mettono sul piatto la somma all’epoca incredibile di tredici miliardi, tenendo anche conto delle riprese americane. Annunciato per Natale 1993, a novembre – mese in cui muore Mario Cecchi Gori – di quell’anno il film non è pronto. Ritardi su ritardi, si sfora ancora, mentre il budget lievita fino a raggiungere qualcosa tra i venticinque e i trenta miliardi. Autore e produttori litigano e s’accordano per vie legali: montaggio delle scene girate, nuove riprese, uscita a Natale 1994. Nuti investe due miliardi personali e il set chiude a ottobre. Al box office incassa quattro miliardi: un flop immenso. Per Nuti altri tre filmetti, ma è la fine.

OCCHIOPINOCCHIO (Italia, 1994) di Francesco Nuti, con Francesco Nuti, Chiara Caselli, Joss Ackland, Victor Cavallo, Pina Cei, Novello Novelli. Fantastico commedia. **

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