Men, Women & Children | Jason Reitman (2014)

Nonostante un esordio intrigante che virava verso la satira (Thank You for Smoking: aveva ventisette anni), due nomination all’Oscar per un coming of age indie seminale (Juno, a trent’anni) e una commedia adulta e matura (Tra le nuvole, trentadue), dal sorprendente Young Adult in poi il cinema di Jason Reitman ci sembra oggetto di una radicata sottovalutazione. Come se il figlio d’arte – che ha ben presto superato il babbo Ivan, sulle cui tracce torna nell’imminente revival di Ghostbusters – sconti il fatto di essere esploso troppo presto, forse.

Le maratone di un bradipo cinefilo: Men, Women & Children ( 2014 )

I motivi potrebbero essere anche altri. Dopo un poker di commedie – e dio solo sa la diffidenza nei confronti degli autori di commedie – seppur diverse tra loro, con Un giorno come tanti Reitman ha affrontato il mélo, non incontrando il favore né della critica né del pubblico – e in realtà, pur con le sue fragilità, è un dramma romantico a tratti incandescente per tensione erotica e sensibilità memorialistica – e poi ha mischiato la commedia con il dramma in questo Men, Women & Children, flop conclamato.

È tornato nel crinale tra sorrisi e lacrime nel quasi capolavoro Tully e ha poi rinsaldato il patto con la tradizione newhollywoodiana in The Front Runner. Da parte mia, malgrado lo snobismo generale, Reitman è considerato tra i massimi registi americani contemporanei, che nell’arco di nove film ha dato prova di un empatico sguardo umanista  davvero raro: nel suo cinema l’attenzione è sempre focalizzata sul percorso di crescita e sulle scelte esistenziali di personaggi bisognosi alla ricerca di una nuova rotta.

Reitman li prende per mano, ne osserva le evoluzioni e assai più spesso le regressioni, senza mai giudicarne le parabole discendenti o ammiccare al patetismo degli spettatori: i suoi antieroi sono imperfetti e difettosi, desiderosi di essere come tutti e impossibilitati a esserlo, costantemente in battaglia con convenzioni sociali e aspettative altrui. Nel più sfortunato – e forse fragile? – dei film di Reitman, Men, Women & Children, tutto ciò raggiunge un punto di non ritorno, condizionato anche dal senso rapsodico di una narrazione corale e intergenerazionale.

A partire dal romanzo di Chad Kultgen, Reitman ha scritto la sceneggiatura con Erin Cressida Wilson, drammaturga che al cinema si è affermata con la commedia erotica Secretary. E l’eros è elemento centrale di questo film spericolato e coraggioso, che scandaglia le pulsione sessuali di un popolo – quello americano – e in particolare di un ceto – la borghesia – repressa in un atteggiamento così puritano da vivere al fine la dimensione sessuale con vergogna, fastidio, angoscia, violenza.

Men, Women & Children

Sarà probabilmente questo il problema che ha provocato l’insuccesso di questo intreccio di relazioni tra vizi privati e pubbliche virtù: certo è che, con tutti i suoi scompensi narrativi e la fatica di tenere insieme tutto il coro, il racconto del rapporto col sesso tra adulti e tra adolescenti ha qualcosa di vagamente perturbante nel mettere in campo il tema di come una mentalità repressiva e castrante possa condizionare le vite delle persone fino a perdersi nei vicoli ciechi del perbenismo e dell’inibizione.

In questo senso sono particolarmente emblematici – e del tutto inseriti in una tradizione di mammine care et similia – i personaggi di Jennifer Garner, madre-padrona che controlla e supervisiona ogni attività social della figlia, e Judy Greer, che proietta nella figlia cheerleader il proprio desiderio di attenzioni e popolarità a costo di venderne l’immagine a utenti pedofili. Ma anche la coppia formata da Ben Affleck e Rosemarie DeWitt, che insoddisfatti del matrimonio tentano avventure extraconiugali.

Il discorso sui ragazzi (casting lungimirante: ci sono Ansel Elgort e Timothée Chalamet) appare un po’ meno focalizzato da una parte ma forse pure più autentico dall’altro, perfino più angosciante da un certo punto di vista: la mancata corrispondenza tra esperienza reale e pornografia, la commercializzazione del proprio corpo nudo, le disfunzioni alimentari legate allo sforzo di essere desiderate.

Tanta carne al fuoco, magari non sempre cotta a puntino, ma l’operazione è audace. E belle idee di regia con la navigazione in sovrimpressione: chissà che film sarebbe stato appena qualche anno dopo, con il boom di Instagram. Film in anticipo? Probabile. Da noi solo in streaming: mi pare ovvio.

MEN, WOMEN & CHILDREN (U.S.A., 2014) di Jason Reitman, con Adam Sandler, Jennifer Garner, Rosemarie DeWitt, Ansel Elgort, Judy Greer, Timothée Chalamet, Kaitlyn Dever, Dean Norris, Dennis Haysbert, J.K. Simmons, David Denman. Commedia. ***

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