Dispacci (3) | I giganti; Petite maman; Anni da cane; Eugenio Scalfari

I GIGANTI di Bonifacio Angius. ★★★★

IN SALA. Cinque uomini chiusi in una casa sperduta: cinque disperati allo sfacelo, in lenta decomposizione accelerata da un tenebroso orizzonte degli eventi, avvolti dalla polvere che non può coprire il lascito del passato né la promessa del futuro. Viaggio al termine della notte: cinema ferito a morte, feroce e inesorabilmente malinconico, quello del sardo Angius (autore totale: sceneggiatore, produttore, attore, direttore della fotografia, montatore, collaboratore alla colonna sonora), che costeggia il nichilismo guardando nel baratro delle illusioni perdute, delle occasioni mancate, della solitudine. Un film che fluttua e lacera, sa farsi universale partendo dal particolare, allegorico nella misura in cui scandaglia un universo peculiare, affrontare di petto il dolore senza compiacersene. Una corale dalla fine, dove le voci si uniscono in un film straordinario, un dramma da camera che accoglie la complessità del mondo fuori. Grande cinema.

I Giganti - Film (2021) - MYmovies.it

PETITE MAMAN di Céline Sciamma. ★★★★

IN SALA. Non si dovrebbero mai fare confronti; però Céline Sciamma la preferisco quando scandaglia l’avventura della crescita piuttosto che alle prese con i ritratti delle giovani in fiamme. E il fuoco divampa anche qui, in questo piccolo film baciato dalla grazia, dalla durata miracolosa (circa settanta minuti) e dotato di potenza mite eppure travolgente. Storia: bambina di otto anni si ritrova nella casa d’infanzia della madre in seguito alla morte della nonna; la mamma è distrutta, se ne va e lascia la figlia col padre; mossa dalla curiosità la bambina esce di casa ed esplora il bosco circostante, incontra una coetanea e ci diventa amica; la bambina si chiama come la mamma. Girato con rapidità e leggerezza, è un viaggio nel tempo filtrato dagli occhi infantili, un film tradizionale e sperimentale al contempo, saggio in forma narrativa o un racconto di valenza saggistica che offre una visione precisa di cosa voglia dire la poetica di un’autrice, dove si colloca nel mondo e dove intende spingere lo sguardo.

Petite Maman: il trailer in esclusiva del film di Celine Sciamma | iO Donna

ANNI DA CANE di Fabio Mollo. ★★

SU PRIME VIDEO. Alla disperata ricerca di un titolo capace di spaccare, Prime Video si è accodata al filone young adult di Netflix. A entrambi va il merito di raccontare lo spaccato di una generazione aperta e fluida, il suo desiderio di uscire dagli schemi, svincolarsi dalle logiche del branco, adottare strumenti personali per affrontare il tradizionale percorso di formazione (sentimenti, sessualità, obiettivi futuri…). Tuttavia il film del buon Mollo annaspa un po’ troppo, rimastica temi già sfiorati da film coevi e non sa trovare una vera cifra identificativa. Al centro una quasi sedicenne impacciata perché timorosa, creativa giacché tormentata, cinica poiché sofferente. Si convince che i suoi anni vadano contati come quelli dei cani: uno ne vale sette quindi crede che le rimanga poco tempo e stila una lista di tutte le cose che vuole fare prima di morire. Bel casino quando s’innamora. Molti momenti tenerelli benché ruffianissimi (Federico Cesari con le “maglie parlanti”, l’apparizione di Achille Lauro, il cammeo di Valerio Mastandrea che ascolta Gazzelle) però manca di compattezza e sicurezza.

Anni da cane, Federico Cesari di Skam e Achille Lauro nel primo film Amazon  in Italia

EUGENIO SCALFARI. A SENTIMENTAL JOURNEY di Michele Malley. ★★ ½

SU RAIPLAY. Certo, l’accostamento con il Viaggio sentimentale di Sterne è perfino modesto rispetto alle ambizioni del Fondatore, un signore che ormai da anni commenta e glossa se stesso come un pensatore che trascende il contemporaneo e si diletta a dialogare – e interpretare – con colui che per una certa parte di mondo è Dio in terra. L’eterno direttore par excellence del giornalismo italiano si mette a nudo (anche letteralmente, narciso anche ultranovantenne) come atto d’amore nei confronti delle due figlie, che a loro volta non si nascondono dietro reticenze e omissioni. Più che una biografia in sé mi sembra la ricostruzione di una famiglia finalmente pacificata con le sue contraddizioni (Scalfari è stato sostanzialmente bigamo per decenni), con due figlie che ammettono di aver sofferto per le scelte dei genitori e un genitore che non nasconde di sentire la mancanza di un erede maschile (ma si delizia con il nipote). Parlano anche quelli di Repubblica (Mauro, Aspesi, Annunziata, Valli e altri), affettuosi prima che celebrativi. Un doc spericolato, con una voce ironica.

Roma FF16 - Scalfari. A Sentimental Journey: recensione

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