Inferiore alle Catene che legavano senza pietà alcuna i figli di nessuno, il Tormento che affligge i personaggi di questo melodrammone popolare, di matrice uguale alle precedenti matarazzate, riproduce forse un po’ troppo stancamente il repertorio di cliché che ha fatto la fortuna del genere.
Oggi fa sorridere per l’ingenuità della storia, per ciò che lascia supporre e non può dire palesemente vuoi per pudore e vuoi per cultura, ma a suo tempo fu un must per gli spettatori lacrimanti: commosse perché raccontava le angherie che dovevano subire i poveri ma buoni dai ricchi e cattivi, perché parlava la lingua che voleva (e sapeva) sentire il suo pubblico di riferimento: chiara, essenziale, enfatica.

Declinato non sempre sui registri della lievità, è una vicenda anche greve dominata dalla perita mano del regista e sostenuta dalle recitazioni improbabili quindi perfette dei suoi protagonisti, tra cui sarebbe giusto ricordare l’apporto della tremenda matrigna di Tina Lattanzi, che si becca anche un ceffone liberatorio dalla mansueta domestica. E diciamolo pure, se lo merita tutto per quanto fa la bastarda, signora mia.
TORMENTO (Italia, 1950) di Raffaello Matarazzo, con Amedeo Nazzari, Yvonne Sanson, Tina Lattanzi, Annibale Bretone, Teresa Franchini, Roberto Murolo, Aldo Nicodemi, Giuditta Rissone. Mélo. ** ½