Tekken | Recensione

TEKKEN (Giappone-U.S.A., 2011) di Dwight H. Little, con John Foo, Ian Anthony Dale, Cary-Hiroyuki Tagawa, Kelly Overton, Luke Goss, Cung Lee. Azione. *

Partiamo male, anzi malissimo, con titoli di testa dozzinali che nemmeno nei film tv della seconda serata di RaiDue. Personaggi tagliati con l’accetta, situazioni schematiche, ma d’altronde stiamo parlando della trasposizione filmica di un fortunatissimo videogioco, delizia ludica di una generazione e probabilmente ben poco accostabile ad un soggetto cinematografico credibile. Tant’è.

A suon di cazzotti, danze, acrobazie e altri mirabolanti funambolismi, con un inutile condimento di finto erotismo con tette e culi tamarrissimi e qualche coito quasi certamente superfluo, il film – dominato da un’estetica mediocre, priva di personalità, di identità, di originalità – si districa tra prevedibilità e piattezza di seconda mano, infilando una serie di circostanze a dir poco banali (si capisce dall’inizio che il protagonista è figlio del cattivo).

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Unica vera idea è il filone familiare, peraltro abbastanza sciocco ma anche funzionale, e che comunque non salva capra e cavoli. Ha la fortuna della breve durata, e si sente l’estrema sintesi e la frettolosità con cui si arriva all’epilogo (c’è anche un finalino a sorpresa, anch’esso pleonastico). Rivolto ad un pubblico di fans, Tekken se ne frega del resto del mondo e si compiace di sé. Terribile.

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