La calunnia è un venticello e qui c’è sempre il vento a soffiare sulla calunnia, spannung della storia. Archetipo della soap opera: il petrolio che sgorga nel coevo e parallelo Il gigante (sempre con Rock Hudson) è già merce. Capitalismo e décor, soldi spesi soprattutto in alcolici da consumare al calar della sera e macchine da sfasciare nei bagordi della noia: anche i ricchi piangono.

Douglas Sirk orchestra l’infiammato e fiammeggiante melodramma – forse il melodramma – e lo fa bruciare di passione ardente, senza esplicitare mai il sesso ma disseminandolo ovunque, nella brace del camino in dissolvenza come negli occhi disperati degli amanti elettisi fratelli per sopravvivere a se stessi.
Cresce a poco a poco, dosando precisamente gli ingredienti, filtra la materia sentimentale in modo incandescente, ospita i personaggi in ambienti inospitali, claustrofobici, gabbie di un perturbante continuamente attivo. Tutto nei titoli di testa: il vento, le foglie, il rampollo ubriaco, la vendetta incipiente, il sacrificio, il destino. Attori presentati come nelle sigle dei teleromanzi. La morte? Un ballo scatenato.
I detrattori ne denunciano la stilizzazione dei personaggi da rotocalco patinato e l’inconsistenza da feuilleton che ammicca al pubblico popolare: e invece il film pulsa, rifulge, si cannibalizza. Vivo, vivido, dunque ineluttabile. Un musical senza canzoni, una scenografia piena di scale ricurve, vetri fragili, suppellettili kitsch, un mélo gay che soffoca l’omosessualità, un’opera lirica dove tutto è governato dall’enfasi, un magazine raccontato come se fosse la Bibbia.

Merito del memorabile Technicolor di Russell Metty, uno studio sul colore che è parte integrante della narrazione, che illumina plasticamente i corpi del cast perfetto. C’è Dorothy Malone, premiata con l’Oscar, spettacolare mentre danza durante la tempesta, e c’è Rock Hudson nel suo ruolo più devastante, ma come non celebrare il nervosismo autolesionista di Robert Stack e l’eroismo romantico di Lauren Bacall? Finale senza scampo. Amatissimo dalla cinefilia per un certo periodo; oggi un po’ rimosso.
COME LE FOGLIE AL VENTO (WRITTEN ON THE WIND, U.S.A., 1956) di Douglas Sirk, con Rock Hudson, Lauren Bacall, Robert Stack, Dorothy Malone, Robert Keith, Edward Platt, Harry Shannon. Mélo. *****