Girato dopo il dramma social-familiare de Il ferroviere, un altro film familiare in cui Pietro Germi si concentra sull’intimità privata per parlare delle storie passionali della gente comune. Come nel precedente, c’è un proletario che entra in crisi quando la moglie e il figlioletto se ne vanno in vacanza terapeutica. Il suo problema è che (forse) si innamora di una donna molto più giovane. Le conseguenze dell’amore, si sa, sono sempre le più crudeli.
Amaro ed autonomo melodramma popolare, il film, all’epoca, nonostante il Nastro d’Argento per il miglior regista, spiazzò i più. Per il tema trattato, più che altro: in fondo le relazioni extraconiugali erano argomenti da dramma borghese, difficilmente applicabili ai ceti meno abbienti, troppo presi dal mettere insieme il pranzo e la cena.

Certo, c’era l’uomo di mezzo, era lui a tradire, ma per un moralista socialdemocratico come Germi era comunque materia degna di essere raccontata. Con asprezza venata di tenerezza, assistito dal fedele Alfredo Giannetti e dagli altrove brillanti Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, articola in tre parti distinte (scattante la prima, più distesa la seconda, fulminante l’ultima) un fosco dramma sentimentale sulla pericolosità dell’amore e i suoi ineluttabili effetti.
Vale molto specialmente per l’ottima prova del suo protagonista, lo stesso Germi che non si fa doppiare da Gualtiero De Angelis come nel precedente film, così asciutto e febbrile nel ritratto di Andrea, uomo di paglia che deve l’epiteto a Thomas Eliot. Attorno a lui, la sobria e determinata moglie Luisa Della Noce e gli occhi languidi della dolce ed irrequieta Franca Bettoja.
L’UOMO DI PAGLIA (Italia, 1958) di Pietro Germi, con Pietro Germi, Franca Bettoja, Luisa Della Noce, Edoardo Nevola, Saro Urzì. Drammatico. *** ½