Un attimo, una vita | Sydney Pollack (1977)

Un attimo, una vita. Istantanea di una storia. Si chiude, appunto, con una foto, irrequieta ed afflitta, proiezione figurativa dell’emozione e fermo-immagine esistenziale. Occhi che cercano l’altrove oltre l’obiettivo, smarriti nel turbinio della vita che mangia le anime e le richiama a sé. Corre, Bobby, sfrecciando sulla pista in quel malato gioco della velocità.

È costretto a rallentare il suo passo, deve aspettare Liliana che, in realtà, corre mentalmente molto più di lui – che si limita a farlo fisicamente, perché a ben vedere è uno che va lento. A far da cornice alla loro storia crepuscolare è una Firenze non banale, immortalata nei suoi aspetti più avvolgenti e meno inflazionati.

È l’ideale contesto per Bobby e Liliana, sospesi tra il tempo che morde l’attimo e l’esistenza che urla le sue ragioni. La luce fiorentina accarezza i volti segnati dal dolore, li accoglie tra il verde rigoglioso della prosperità della natura, cerca di consolare l’inevitabile afflizione che di lì a poco si manifesterà arrogante.

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Drammatizzando il tema dell’amore contrastato dalle cause di forza maggiore e spostando su toni tragici la partitura sentimentale che già caratterizzava il migliore Come eravamo (dove c’era un’altra storia a scadenza che però va oltre), Pollack dirige con classe ma non si sporca le mani fino in fondo: illustra con eleganza, si lascia apprezzare, ma non coinvolge nell’esegesi del sentimento da parte di una sceneggiatura priva della forza necessaria. Lecite lacrime potrebbero sfiorare il vostro volto, ma è tutto un po’ programmato, come l’ineludibile scorrere di una storia con ineludibile epilogo.

UN ATTIMO, UNA VITA (BOBBY DEERFIELD, U.S.A., 1977) di Sydney Pollack, con Al Pacino, Marthe Keller, Romolo Valli, Anny Duperey. Mélo. ** ½

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