Italia ’50s – 1 | Città di notte | Leopoldo Trieste (1956)

Risultati immagini per città di notte filmOltre ad essere stato un supremo caratterista, Leopoldo Trieste coincideva per certi versi col suo personaggio ne I vitelloni: un provinciale con ambizioni letterarie, in particolare nella drammaturgia teatrale. Per la sua prima regia, mise in scena un testo grazie al quale aveva vinto il premio Nove Muse nel 1954. Le date sono importanti: Città di notte venne girato due anni dopo, ma uscì solo nel ’58, un biennio prima della seconda regia di Trieste, altrettanto sfortunata, Il peccato degli anni verdi.

È un peccato che a questo attore non abbia arriso il successo dietro la macchina da presa, perché specialmente l’opera prima rivela tuttora un’attenzione al mondo giovanile che anticipa, benché con maggiore cupezza, certi fervori adolescenziali di Alberto Lattuada e cattura una Roma notturna precedente alla mitizzazione de La dolce vita ma non lontana dalla malinconia del Fellini proprio de I vitelloni.

Film totalmente d’autore, non esente di quel maledettismo tipico dei lavori forse troppo avanti o semplicemente non del tutto compiuti, Città di notte è racchiuso nel titolo: in seguito alla fuga di una quindicenne respinta dall’attore di cui è invaghita, il padre e il fratello si mettono alla sua ricerca assieme, mentre gli altri membri della compagnia artistica cercano di capire quale sia il loro destino professionale.

La scissione tra i due mondi è netta: da una parte c’è il sottobosco teatrale che a fatica mette insieme il pranzo con la cena, trascorre le serate nei circoli senza mai pagare, cerca di mediare le proprie velleità con le esigenze economiche; dall’altra c’è la (piccola) borghesia del padri, rappresentata dal padre della protagonista, un autotrasportare che mette a disposizione il proprio magazzino per le prove.

L’incomunicabilità è evidente, acuita dalla polemica antiborghese dei teatranti che bramano i soldi e dall’incapacità degli adulti di accettare la crescita dei figli nei termini di scoperta della sessualità ed emancipazione sociale. Al contempo, il pragmatico padre deve misurarsi con i problemi psicologici della moglie, una nevrotica chiaramente addomesticata dai calmanti: e proprio questi sono tirati in ballo nella sequenza della farmacia, quando vengono definite “sostanze stupefacenti” per mettere in guardia la ragazza fuggiasca, presto suggestionata dal farmaco.

Nel suo lasciar procedere in parallelo almeno quattro filoni (la ricerca del padre, gli scrupoli dell’attore e dell’amante, le turbe della madre, il peregrinare della ragazza), Città di notte è anche un racconto di formazione sulla delusione del primo amore non corrisposto che, tra una romantica chiacchierata sulla scalinata di Piazza di Spagna e l’esplorazione di fatiscenti appartamenti, descrive vani e diversi tentativi di suicidio.

Non che il tentativo di suicidio – e più in generale la pianificazione della morte – sia una novità nell’imprevedibile e celato cinema italiano degli anni Cinquanta, ma non lo è certamente per Trieste, non a caso autore del soggetto di Febbre di vivere di Claudio Gora, dove si ragiona appunto di aborto e una morte violenta viene fatta passare per suicidio. Anche con la complicità della strepitosa fotografia di Mario Bava, questo aspetto rende il film quasi una tenebrosa catabasi.

Certo, non tutto torna, il tono moraleggiante finisce per domare la seconda parte verso terreni più rassicuranti con una finale riconciliazione poco credibile, ma al netto delle ingenuità narrative Città di notte merita la riscoperta che gli è dovuta per l’originalità dello sguardo, l’inquietudine oscura, l’intelligenza del casting (l’esordiente comprimaria Adriana Asti che ha avuto più fortuna delle due protagoniste, così come il quasi debuttante Corrado Pani, bello almeno quanto il nobile Antonio De Teffè, finito poi a fare spaghetti western, ma più bravo).

CITTÀ DI NOTTE (Italia, 1956) di Leopoldo Trieste, con Antonio De Teffè, Henri Vilbert, Patrizia Bini, Luciana Lombardi, Rina Morelli, Corrado Pani, Ivo Garrani, Adriana Asti, Riccardo Fellini, Leopoldo Trieste. Drammatico. ***

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