Bernardo Bertolucci ci ha lasciato. I suoi film no.

All’origine di quello che è probabilmente il film più ambizioso ed epico della nostra cinematografia c’è una terra, la bassa Emilia della provincia di Parma specialmente, che l’autore conosce fin troppo bene. Novecento non è un apologo sull’Italia unita, ma un romanzo regionale che ha la capacità di non essere provinciale.
Attraverso il background padano, Bertolucci trova l’opportunità di creare una saga plebea e nobile al contempo, con un linguaggio personale, sporco e nudo che riesce a non far scadere mai la storia in una narrazione da lunga serialità in costume, inserendola in un contesto larger than life, oltre i manicheismi e le banalità, le superficialità e i luoghi comuni. Se proprio volessimo seguire la scissione (a scopi commerciali) in primo e secondo atto, potremmo dire che la prima parte è limpida e a momenti nostalgica, e la seconda più selvaggia, politica e mèlo.
Ma il film va considerato…
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