Victim | Basil Dearden (1961)

Fino al 1967, in Inghilterra i rapporti omosessuali erano illegali. Senza questa coordinata non si può capire bene la portata storica di Victim, primo film in cui sente il termine “omosessuale” e che tratta la questione senza approcci sensazionalistici, diretto dal veterano Basil Dearden che amava affrontare temi in genere preclusi (le questioni razziali in Pool of London e Zaffiro nero). Al centro della sceneggiatura dei coniugi Janet Green e John McCormick, infatti, ci sono uomini gay, quasi tutti appartenenti ai ceti alti della società, coinvolti in una rete di ricatti ma mai colti in rapporti fisici.

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L’elemento più pruriginoso è una foto, che noi vediamo senza vedere, che è l’arma con cui un estorsore tiene sotto scacco un celebre avvocato prossimo a diventare giudice. Quest’ultimo è ritratto in macchina con un ragazzo della classe operaia con cui ha intrecciato una relazione sentimentale senza sesso. Il ricatto ai due è solo il primo di una catena che coinvolge altri uomini segretamente omosessuali, mentre la polizia indaga.

Nello schema di un noir d’alto bordo che risente delle atmosfere del Free Cinema e del suo spirito anarcoide pur in una forma elegante e raffinata, Victim è un audace e temerario caposaldo che non solo rompe un tabù ma fa anche collimare l’avvincente tensione del giallo con l’impianto di un racconto civile che vuole mettere in mostra soprattutto la normalità di coloro ancora considerate pericolosi o perversi trasgressori della morale.

Può sembrare oggi banale – oppure no – ma il cuore dell’operazione sta nel far passare il massaggio che l’essere omosessuali non rende né migliori né peggiori: il linguaggio colloquiale e familiare non immune al romanticismo, le recitazioni sì tormentate ma mai affettate come macchiettismo impone, la storia nera da thriller sottolineano la pericolosità di un film che ribaltava coraggiosamente il modulo dell’epoca, scegliendo un approccio così esplicito da accrescerne il valore politico. La censura, infatti, fu spietata e impose il divieto di visione ai minorenni.

Lo straordinario Dirk Bogarde, il più popolare tra gli attori britannici del periodo, investe tutta l’ambiguità del suo signorile corpo perturbante al servizio di una storia che si regge tutta sulla sua vellutata disperazione: sposato con una donna che sostanzialmente ama, non rinuncia a vivere esperienze omosessuali senza approfondirle, acuendo così lo strazio di un uomo che non sa accettare la propria natura e per questo soffre fino al martirio.

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Eccellenti le cicliche sequenze nel bar, dove i personaggi riflettono le contraddizioni di un popolo abituato ad avere a che fare con i queer ma pronto ad insultarli per rivendicare la differenza rispetto alla depravazione. E in cui si stagliano anche generose anime emarginate che intercettano nel dolore altrui qualcosa di simile malgrado la diversità dei gusti sessuali e al contempo non manca il cinismo che non conosce differenze. Grandi intuizioni di regia: il nome del presunto colpevole coperto dal rumore del carrello, il volto di Sylvia Syms immerso nel nero, i tagli di luce degli interrogatori.

VICTIM (G.B., 1961) di Basil Dearden, con Dirk Bogarde, Sylvia Syms, Dennis Price, Nigel Stock, Peter McEnery, Donald Churchill, Anthony Nicholls. Drammatico. *** ½

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