Nella prima fase della sua eclettica carriera, Gabriele Salvatore amava girare film sulla sua generazione. Regista emblematico di un certo mood dell’epoca, decantò la fine del disincanto politico celebrando il mito dell’amicizia maschia. Marrakech Express è un apologo agrodolce e forzatamente spensierato sullo stato degli affetti di un gruppo di amici. Sono il sognante ma cauto Fabrizio Bentivoglio, il pratico e furbone Diego Abatantuono (senza barba), il sessantottino fallito Giuseppe Cederna, il fricchettone inaffidabile Gigio Alberti.

Il viaggio verso la meta del titolo è l’occasione per un road movie che è anche il crocevia delle perplessità generazionali. Della sceneggiatura (premiata col Solinas) scritta da Enzo Montelone, Carlo Mazzacurati e Umberto Contarello, Salvatores esalta il senso di malinconica leggerezza che fonda la riflessione recondita non troppo celata sulla necessità della fuga dalla cattività della patria.
A Marreakech, infatti, i quattro vanno a cercare Massimo Venturiello, che forse è cambiato meno di quanto gli altri credano di essere cambiati loro stessi. Film orgogliosamente e simpaticamente maschilista, dove le donne sono rappresentate dalla sfuggente e seducente Cristina Marsillach. Memorabile la partita a pallone con La leva calcistica della classe ’68 a sottolineare le coordinate spirituali dell’affresco itinerante.
MARRAKECH EXPRESS (Italia, 1989) di Gabriele Salvatores, con Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Cristina Marsillach, Massimo Venturiello, Ugo Conti. Commedia. ***
[…] di base del corale sconforto di Compagni di scuola; dice con lucido disincanto tutto ciò che Marrakech Express lascia […]
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