Marley | Recensione

MARLEY (U.S.A.-G.B., 2012) di Kevin Macdonald. Documentario. ** ½

Del perché la visione di questo documentario dedicato ad una delle più importanti icone del ventesimo secolo impone più di una riflessione: sul pensiero di Bob Marley, sulla fruizione delle opere di Bob Marley e sul travisamento del pensiero e delle opere di Bob Marley. Un personaggio banalizzato e santificato, mitizzato e manipolato, la cui musica potente e nuova resterà per sempre nonostante frotte di presunti ammiratori lo sfruttino come sottofondo musicale più per moda che per qualche ragione particolare.

Kevin Macdonald, che non è l’ultimo arrivato, sa fare il proprio mestiere e sa essere molto abile. Il risultato finale è un documentario interessante che parte dalle origini (una spettacolare panoramica iniziale che introduce il primo capitolo sull’infanzia miserrima) e procede classicamente con i primi passi, l’ascesa, il successo, l’importanza politica, la malattia, la morte.

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Le testimonianze sono di amici, parenti e collaboratori: tutto molto prevedibilmente intrigante ma senza reali guizzi di regia e un sospetto di agiografia più che fondato. Sinceramente emozionanti la canzone dedicata alla scoperta dell’ingrato padre e le relative interviste ai fratellastri e le ultimi immagini in vita.

Ma sinceramente discutibile la testimonianza della moglie, fieramente cornuta in pubblico e non esattamente furente per le decine di figli generati dal divo fuori dal matrimonio. Sarà anche conforme alla religione (il rastafarianesimo ha idee molto discutibili sul sesso e sull’amore), ma qualche dubbio sorge, perché le corna (peraltro reiterate) sono corna ovunque.

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