Recensione: La meccanica delle ombre

LA MECCANICA DELLE OMBRE (LA MÉCANIQUE DE L’OMBRE, Belgio, 2016) di Thomas Kruithof, con François Cluzet, Denys Podalydés, Sami Bouajila, Simon Abkarian, Alba Rohrwacher. Thriller. ***

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Disoccupato ed ex alcolista, un ordinario cinquantenne accetta di lavorare per un oscuro funzionario che lo confina in un appartamento vuoto con l’incarico di trascrivere alcune intercettazioni telefoniche.

L’esordio di Thomas Kruithof manifesta scopertamente l’ambizione di riferirsi ad una robusta tradizione internazionale senza rinunciare alle tipicità di una dimensione locale.

Se è vero che la dominante paranoica richiami quasi per istinto un catalogo americano sfavillante negli anni settanta, sono altrettanto suggestive le attinenze agli umori della società francese, immersa nei temperamenti populisti che trascendono in un arrembante nazionalismo in risposta alle stragi del terrore.

Tuttavia sono più lampanti – e spesso elettrizzanti – le strizzate d’occhio al disperato romanticismo de I tre giorni del Condor, alla disillusione per la politica di Tutti gli uomini del presidente e soprattutto per le conseguenze umane della professione derivate da La conversazione, il film a cui è più affine per contenuti.

Ridurlo però ad un gioco di citazioni ed omaggi non rende giustizia ad un teso ed intrigante thriller che fa della paranoia politica il significante di un malessere personale.

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François Cluzet, con la sua faccia da common man perpetuamente scioccato dal destino, racconta bene il disagio di chi si ritrova in un meccanismo ostile, prigioniero di una macchinazione cospirazionista in cui la ragion di stato è ostaggio degli opportunismi del potere.

L’elegante confezione (fotografia tenebrosa di Alexandre Lamarque) e la fluidità narrativa (montaggio di Jean-Baptiste Beaudoin) fanno comunque accettare alcuni elementi di perplessità, dallo stucchevole recupero di un’affascinante ma anacronistica macchina da scrivere, curiosamente scelta per maggiore sicurezza, alla pur organica deviazione sentimentale non particolarmente appassionante.

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