Dimenticate il Douglas Sirk più famoso, quello dei fiammeggianti melodrammi degli anni cinquanta. O meglio: non dimenticatelo mai (sia mai!), ma proviamo ad estraniare il maestro assoluto del mèlo dal suo tradizionale contesto e mandiamolo nelle atmosfere cupe della Londra di fine diciannovesimo secolo. Alle prese con un serial killer di giovani ragazze.

Ne esce fuori uno stravagante giallo che incontra su vari binari più generi (inizia come un’arcana commediola giallo-rosa, svicola subito verso il mystery, si sviluppa con il solido meccanismo del “chi è stato?” con il passo del poliziesco e sfocia nel noir) e regala più di una tensione nella sua articolazione elegante e oscura.
Con al centro un personaggio femminile notevole, ben disegnato da Lucille Ball, è un film sulle ossessioni morbose e perverse dagli ambienti ora ovattati, ora bui, ora luminosi, ora ipocriti. Simpatico il siparietto del sarto fuori di testa, ma i colpi di scena (anche se, specie sul finale, imprevedibili) non mancano. E che bravi l’ambiguo George Sanders e l’ispettore Charles Coburn, più Sir Cedric Hardwicke e Boris Karloff.
LO SPARVIERO DI LONDRA (LURED, U.S.A., 1947) di Douglas Sirk, con George Sanders, Lucille Ball, Charles Coburn, Cedric Hardwicke, Boris Karloff, Jospeh Calleia. Giallo. ***