All’origine c’è Leonardo Sciascia: Il contesto è il punto di partenza per raccontare un aspro apologo sull’etica e sulla politica, sui confini della legalità e dell’inviolabile. Il protagonista è il commissario Rogas (un ottimo ed asciutto Lino Ventura) che si ritrova ad indagare sul delitto di un giudice. Poi gli omicidi diventano due, e poi tre: tre giudici fatti fuori in pochi giorni. Chi c’è dietro? Naturalmente le losche trame di uno Stato parallelo e deviato. E quando Rogas avanza la tesi del complotto, tutti gli voltano definitivamente le spalle, abbandonandolo al suo destino: i ruoli si ribaltano e tutto rimane come prima. Come prima, più di prima.

Negli anni più tristi sempre protagonisti, Francesco Rosi e Tonino Guerra si addentrano nei meandri dell’Italia più cupa, oscura, traviata e il film mantiene intatta a tutt’oggi una sua potenza allegorica (espressa sin dal principio con gli scheletri della cappella dei cappuccini a Palermo) e perciò ancora più inquietante. Le legnate morali non risparmiano nessuno ed è forse il film italiano d’autore che risente di più della contemporanea paranoia hollywoodiana, applicando lo sconforto pessimista agli anni di piombo letti secondo un realismo teatrale.
Magnetico, amaro e talvolta malinconico, Rosi indaga con lo sguardo disilluso dell’intellettuale ed osserva con l’occhio del cineasta civile. Il cast all stars merita un applauso generale: le maschere del potere sfilano, come in una galleria degli orrori morali, immote nell’espressionismo perturbante. Una cerimonia funebre che rappresenta sapientemente la fissità di un Paese radicato nel suo terreno marcio.
CADAVERI ECCELLENTI (Italia-Francia, 1976) di Francesco Rosi, con Lino Ventura, Max Von Sydow, Tino Carraro, Charles Vanel, Fernando Rey, Paolo Bonacelli, Alain Cuny, Renato Salvatori, Luigi Pistilli, Marcel Bozzuffi, Paolo Graziosi, Maria Carta, Anna Proclemer, Tina Aumont, Alfonso Gatto, Silverio Blasi, Florestano Vancini. Drammatico. *** ½