Ha costruito il Sessantotto, forgiato una generazione appisolata di ribelli contestatori, fatto esplodere la rabbia giovane, stimolato i ragazzi a togliere dalla tasche i pugni. Il pugno chiuso, simbolo comunista ma anche di un’ideale lotta contro il mostro borghese al grido di «famiglie vi odio!». A urlarlo per primo è stato Marco Bellocchio e la sua opera prima va letta anche in questo modo: un film ma che è soprattutto una seminazione sociale.
La storia è terribile, ma Bellocchio sembra voler dire che tale crudeltà è indispensabile per salvare la famiglia, per scuotere una istituzione ipocrita: il nucleo familiare al centro della storia fa perno sulla figura di Augusto, il più sano ed insoddisfatto dei figli di una donna cieca e molto ricca, che abita nelle campagne piacentine assieme al ritardato Leone, all’epilettico Ale e all’irrequieta Giulia.

Ci sono molti momenti che possono essere considerati come tragici, ma ciò che è comunemente affina alla tragedia qui è un evento inevitabile per salvarsi dall’oblio. Un necessario orrore del quotidiano (come spiegare altrimenti la straziante e cattiva scena dell’omicidio della madre?), una sorta di “rifondazione sociale” che deve partire da un ripensamento della famiglia.
Nella quiete malata di questo film dirompente e fondamentale per capire gli anni sessanta italiani si ritrovano influenze di Nouvelle Vague, Free Cinema, nuove tendenze che cominciano a condizionare il panorama nostrano, e, certo, il film ha i difetti imprescindibili degli esordi, ma che pugno nello stomaco alla società benpensante. L’allucinante epilogo (corredato dal lirico “sempre libera!”) non sfocia nella comparsa della parola FINE: significa che è è solo l’inizio della fine? Musica angosciante di Ennio Morricone. Inquietante Lou Castel ma nota di merito alla decadente Liliana Gerace.
I PUGNI IN TASCA (Italia, 1965) di Marco Bellocchio, con Lou Castel, Paola Pitagora, Marino Masè, Liliana Gerace, Pierluigi Troglio, Jenny MacNeil, Gianni Schicchi. Drammatico. ****
[…] una parte: I pugni in tasca, Prima della rivoluzione, Il giardino delle delizie. In mezzo: Grazie, zia. Dall’altra: Il […]
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[…] che le tragedie familiari le ha sublimate per ribaltare il banco (I pugni in tasca, l’opera prima per eccellenza), piegarle al grottesco (La Cina è vicina), autoanalizzarsi per […]
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